Usa, badante vede sfumare 42 mln di $
Pensava di aver risolto definitivamente ogni problema economico della sua vita. Lei, una badante che all'anno guadagna 12mila dollari, per qualche istante ha pensato di aver sbancato il casinò di Fortune Valley a Central City, in Colorado. La "sua" slot machine ha cominciato a sputar fuori monetine all'impazzata. Poi la doccia fredda: la vincita di 42 milioni di dollari è stata annullata per un difetto di funzionamento della macchinetta.
La brutta storia è accaduta a Louise Chavez, una signora di mezza età di Denver, patita del gioco. La sua macchinetta infernale in effetti ha cominciato a suonare impazzita e sputare monete. La donna, allora, s'è affrettata a raccoglierle nella borsa, sconvolta da cosa le
stava capitando. Una montagna di denaro per tutti quei 42 milioni, tanto più per una donna che guadagna 12 mila dollari l'anno, lavorando come badante. Ma l'incantesimo è durato pochissimo. Come una doccia fredda gli impiagati del Casinò le hanno subito comunicato che la
vincita non era valida perché causata da un cattivo funzionamento della slot machine. Così addio caviale e champagne.
''E' la prima volta in quindici anni di attività - giurano i gestori della Casa da gioco - che ci capita un problema del genere. Siamo molto dispiaciuti''. E ci mancherebbe altro. Alla fine, alla sfortunata miliardaria mancata, il casinò le ha offerto tre pasti e una notte in albergo. Magra ricompensa per chi pensava di aver cambiato vita per sempre.
mercoledì 31 marzo 2010
Sposa squillo, lei torna al lavoro
Usa, Pretty woman a (non) lieto fine
Non tutte le Pretty woman story hanno un lieto fine. Ne sa qualcosa il miliardario americano Robert Brot, che ha tolto dalla strada la lucciola Lindsey DeLeon, regalandole una vita agiata. L'ha sposata e portata in Oklahoma ma ha poi scoperto che Lindsey era tornata al suo antico mestiere. Davvero triste il modo in cui il tycoon 57enne ha saputo tutto ciò: il classico annuncio hot su un giornale.
La ragazza, 26 anni, come la pretty woman del film aveva ammaliato il suo anfitrione, che l'aveva tolta dalla strada, arrivando addirittura a sposarla. Tutto bene per un breve periodo, poi il richiamo della foresta sembra aver avuto il sopravvento sulla DeLeon. Forse la noia di una vita trabnquilla ha spinto la ragazza ancora sulla cattiva strada, o forse non bastavano i soldi che il marito le garantiva, tra cui un bonus da 50mila dollari.
Eppure Robert Brot non demorde e, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere di voler perdonare la sua mogliettina, pronto a riaccoglierla a casa. Come finirà?
Non tutte le Pretty woman story hanno un lieto fine. Ne sa qualcosa il miliardario americano Robert Brot, che ha tolto dalla strada la lucciola Lindsey DeLeon, regalandole una vita agiata. L'ha sposata e portata in Oklahoma ma ha poi scoperto che Lindsey era tornata al suo antico mestiere. Davvero triste il modo in cui il tycoon 57enne ha saputo tutto ciò: il classico annuncio hot su un giornale.
La ragazza, 26 anni, come la pretty woman del film aveva ammaliato il suo anfitrione, che l'aveva tolta dalla strada, arrivando addirittura a sposarla. Tutto bene per un breve periodo, poi il richiamo della foresta sembra aver avuto il sopravvento sulla DeLeon. Forse la noia di una vita trabnquilla ha spinto la ragazza ancora sulla cattiva strada, o forse non bastavano i soldi che il marito le garantiva, tra cui un bonus da 50mila dollari.
Eppure Robert Brot non demorde e, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere di voler perdonare la sua mogliettina, pronto a riaccoglierla a casa. Come finirà?
martedì 30 marzo 2010
Granita con premio liquido
Frizzante trovata pubblicitaria di un negozio di recente apertura a Sydney Mille dollari australiani (680 euro) distribuiti all'interno di un blocco di ghiaccio di 450 chilogrammi. Chi riesce a liberare le banconote se le può tenere, ed ecco che si scatena la folla, armata di scalpelli e di attrezzi improvvisati.
Cina, cadaveri 15 neonati nel fiume
Scritta shock: "rifiuto ospedaliero"
I cadaveri di quindici neonati sono stati scoperti in un fiume nell'Est della Cina. I corpi avrebbero delle etichette con la data di nascita e il nome della madre, ma senza l'indicazione dell'ospedale. Secondo le autorità, intervenute sul posto, si tratterebbe di un furto di aborti o di parti di madri che sono morte. Uno dei cadaveri era contenuto in un sacchetto di plastica con la scritta "rifiuto ospedaliero".
I corpi sono stati trovati vicino alla città di Nining, nell'Est della Cina. Secondo le prime ricostruzioni sarebbero stati gettati nel fiume da un ospedale con l'intento di sbarazzarsene. Uno dei quindici neonati, di cui non è ancora stata determinata l'età, sarebbe un feto.
In Cina si praticano ogni anno circa 13 milioni di aborti. Le autorità ritengono che si tratterebbe proprio di furto di aborti. Ad avvalorare l'ipotesi, il fatto che i corpi dei neonati, al momento del ritrovamento, presentavano delle etichette con i dati dei piccoli. Nessuna informazione permette invece di risalire all'ospedale.
I cadaveri di quindici neonati sono stati scoperti in un fiume nell'Est della Cina. I corpi avrebbero delle etichette con la data di nascita e il nome della madre, ma senza l'indicazione dell'ospedale. Secondo le autorità, intervenute sul posto, si tratterebbe di un furto di aborti o di parti di madri che sono morte. Uno dei cadaveri era contenuto in un sacchetto di plastica con la scritta "rifiuto ospedaliero".
I corpi sono stati trovati vicino alla città di Nining, nell'Est della Cina. Secondo le prime ricostruzioni sarebbero stati gettati nel fiume da un ospedale con l'intento di sbarazzarsene. Uno dei quindici neonati, di cui non è ancora stata determinata l'età, sarebbe un feto.
In Cina si praticano ogni anno circa 13 milioni di aborti. Le autorità ritengono che si tratterebbe proprio di furto di aborti. Ad avvalorare l'ipotesi, il fatto che i corpi dei neonati, al momento del ritrovamento, presentavano delle etichette con i dati dei piccoli. Nessuna informazione permette invece di risalire all'ospedale.
lunedì 29 marzo 2010
Giappone, il cellulare che spia
Dipendenti verranno controllati via Gsm
In barba alla privacy, in barba ai normali principi di reciproca fiducia tra datore di lavoro e lavoratore, nasce una forma di progresso (se tale può essere definita) che porta al controllo totale del dipendente, esercitato tramite il cellulare aziendale. Ne da’ notizia la BBC, ed è subito polemica. Gli ideatori però si difendono mostrando i lati positivi di tale evoluzione tecnologica.
Questo caso dimostra quanto sia vero che ogni cosa, e non solo la tecnologia, assume il valore che le si intende conferire, che spesso dipende anche dal tessuto sociale in cui si vive. La KDDI Coproration, colosso delle telecomunicazioni con sede a Tokyo e che da’ lavoro a 17mila persone nel mondo, ha messo a punto una tecnologia capace di tracciare i movimenti e le attività di chi fa uso di un telefono cellulare apposito, chiamato “Bond”, comunicando i dati direttamente al capo ufficio che potrà controllare, in ogni momento, se i propri sottoposti (soprattutto quelli che operano fuori sede) stanno dedicando tempo al lavoro o ad altre attività.
Come è ovvio che sia divampa la polemica, c’è chi si chiede se questa non sia una opportunità fuorviante e lesiva di diverse leggi, se grazie a questo tipo di controllo non vengano meno valori fondamentali. A tale proposito si è espresso, Philip Sugai, padre putativo di questo filone di applicazioni mobili, direttore del laboratorio “Mobile Consumer” della International University of Japan. Dal suo punto di vista le intenzioni erano ben altre, e di ben più nobile scopo “abbiamo voluto queste applicazioni per la consultazione medica a distanza o altre situazioni in cui l’accesso ai movimenti di una persona può essere vitale e non di certo per tracciare le attività di chicchessia, questo è il lato negativo che ogni tecnologia si porta appresso”.
Gli fa eco Hiroyuki Yokoyama, della KDDI “viviamo in una società altamente tecnologica e il potere monitorare l’attività dei propri dipendenti aiuta ad aumentare l’efficienza dei lavoratori e siamo allo stadio in cui possiamo fornire ai manager tutti gli strumenti necessari per analizzare il comportamento dei loro sottoposti”. Imbeccato dalla BBC ammette che quello della privacy e comunque un tema scottante e viene demandato agli uffici legali dei datori di lavoro trovare un modo per aggirare l’ostacolo, tipicamente un documento che gli impiegati dovranno firmare e grazie al quale vengono messi a conoscenza di questo tipo di controllo remoto delle attività. Kazuo Hizumi, avvocato per la difesa dei diritti umani, ha replicato sempre ai microfoni della BBC inquadrando come “irresponsabile” una simile condotta da parte delle aziende.
In barba alla privacy, in barba ai normali principi di reciproca fiducia tra datore di lavoro e lavoratore, nasce una forma di progresso (se tale può essere definita) che porta al controllo totale del dipendente, esercitato tramite il cellulare aziendale. Ne da’ notizia la BBC, ed è subito polemica. Gli ideatori però si difendono mostrando i lati positivi di tale evoluzione tecnologica.
Questo caso dimostra quanto sia vero che ogni cosa, e non solo la tecnologia, assume il valore che le si intende conferire, che spesso dipende anche dal tessuto sociale in cui si vive. La KDDI Coproration, colosso delle telecomunicazioni con sede a Tokyo e che da’ lavoro a 17mila persone nel mondo, ha messo a punto una tecnologia capace di tracciare i movimenti e le attività di chi fa uso di un telefono cellulare apposito, chiamato “Bond”, comunicando i dati direttamente al capo ufficio che potrà controllare, in ogni momento, se i propri sottoposti (soprattutto quelli che operano fuori sede) stanno dedicando tempo al lavoro o ad altre attività.
Come è ovvio che sia divampa la polemica, c’è chi si chiede se questa non sia una opportunità fuorviante e lesiva di diverse leggi, se grazie a questo tipo di controllo non vengano meno valori fondamentali. A tale proposito si è espresso, Philip Sugai, padre putativo di questo filone di applicazioni mobili, direttore del laboratorio “Mobile Consumer” della International University of Japan. Dal suo punto di vista le intenzioni erano ben altre, e di ben più nobile scopo “abbiamo voluto queste applicazioni per la consultazione medica a distanza o altre situazioni in cui l’accesso ai movimenti di una persona può essere vitale e non di certo per tracciare le attività di chicchessia, questo è il lato negativo che ogni tecnologia si porta appresso”.
Gli fa eco Hiroyuki Yokoyama, della KDDI “viviamo in una società altamente tecnologica e il potere monitorare l’attività dei propri dipendenti aiuta ad aumentare l’efficienza dei lavoratori e siamo allo stadio in cui possiamo fornire ai manager tutti gli strumenti necessari per analizzare il comportamento dei loro sottoposti”. Imbeccato dalla BBC ammette che quello della privacy e comunque un tema scottante e viene demandato agli uffici legali dei datori di lavoro trovare un modo per aggirare l’ostacolo, tipicamente un documento che gli impiegati dovranno firmare e grazie al quale vengono messi a conoscenza di questo tipo di controllo remoto delle attività. Kazuo Hizumi, avvocato per la difesa dei diritti umani, ha replicato sempre ai microfoni della BBC inquadrando come “irresponsabile” una simile condotta da parte delle aziende.
L'algoritmo del gossip
ROMA — Quel titolo che in apparenza può sembrare frivolo, e che invece nasconde una ricerca scientifica serissima. Tanto seria da aver ottenuto importanti riconoscimenti a livello internazionale, a partire dalla prima presentazione nell'ambito del Soda 2010 (Symposium on Discrete Algorithms) appuntamento clou sulla ricerca informatica mondiale che si è svolto ad Austin, Texas, a gennaio. Ed eccolo, il curioso titolo dello studio: Rumours spreading and graph conductance, ovvero «Teorema della diffusione del gossip e conduttanza del grafo», complessa formula matematica grazie alla quale tre studiosi dell'università La Sapienza di Roma riescono ora a calcolare con esattezza la velocità di propagazione del pettegolezzo in ogni rete sociale tecnologica composta anche da milioni di «nodi». Si tratti di Twitter, di Facebook o del Web in generale. Una velocità, quella del gossip, che in pochissimi secondi, in una rete tipo internet, può raggiungere anche l'intero Web. A firmare lo studio Alessandro Panconesi, professore ordinario e direttore del dipartimento di Informatica dell'ateneo romano, insieme con due suoi giovani dottorandi, Flavio Chierichetti e Silvio Lattanzi: «Ragazzi di primissimo livello che da tempo — spiega Panconesi — stanno ricevendo maxiofferte da mezzo mondo. Lattanzi andrà a Google. Chierichetti ha invece scelto l'ateneo di Cornell, top della ricerca mondiale nel settore».
IL TEOREMA DEL PETTEGOLEZZO - Teorema del pettegolezzo: del tipo io dico una cosa a te, tu la dici a un altro, che a sua volta lo dice a n-persone? «Beh, semplificando molto è così. Ma quel che noi abbiamo fatto non è inventare l'algoritmo del gossip, noto da tempo e assai banale. Quanto piuttosto determinare velocità e modalità con cui il pettegolezzo si diffonde in una rete sociale di qualsiasi dimensione. La materia è studiata da decenni anche dai sociologi, un qualcosa di vagamente imparentato alla nota teoria dei sei gradi di separazione di Stanley Milgram, ma ora estesa a reti di dimensioni impensabili negli anni Sessanta». La ricerca ha anche importanti applicazioni industriali nei servizi web. «Va spiegato — precisa Panconesi — che l'informazione di cui parliamo, il pettegolezzo, è così definita perché quella è la modalità di diffusione sul web, o altra rete, di un'informazione qualsiasi inizialmente distribuita in maniera informale. Gossip a parte insomma, la formula concerne anche informazioni d'altro tipo. Utili, ad esempio un segnale d'allarme. O dannose tipo un virus, non solo digitale». Che la velocità di trasmissione del gossip interessi l'industria lo prova il fatto che lo studio è stato finanziato da privati: Yahoo Research e Ibm, che ha premiato Panconesi con il premio «Faculty Award Ibm». Ma è anche un altro il motivo per cui la formula ha fatto il giro del mondo, diffondendosi rapidamente con le stesse modalità studiate dal trio (twitter, facebook, blog...): si tratta degli inediti «s-ringraziamenti» (unacknowledgements) al Miur e pubblicati in calce al lavoro: «Questa ricerca in apparenza è finanziata dal ministero italiano per l'Università nell'ambito del programma Firb. Ma il ministero non ha pagato quanto dovuto né si sa se lo farà mai». A giugno la versione migliorata del lavoro sarà presentata anche a «Stoc 2010» (Symposium on Theory of Computing), il più importante appuntamento al mondo per la teoria degli algoritmi, convegno per il quale sono stati selezionati anche altri due studi di atenei romani (di Paul Wollan, americano che insegna alla Sapienza, e di Fabrizio Grandoni, Tor Vergata, che si è già aggiudicato il premio miglior lavoro del congresso): «Non è un caso — dice Panconesi —. Nonostante una politica ministeriale per cui ci ridono dietro nel mondo, l'Italia, Roma in particolare, si esprimono ai vertici anche in altri settori della disciplina, tipo sicurezza informatica e Reti. Ora nel nostro dipartimento abbiamo progetti, uno di grande importanza sulla sicurezza dell'infrastruttura internet dell'Italia, finanziati con milioni di euro. Ma messi a disposizione da Ue o privati».
IL TEOREMA DEL PETTEGOLEZZO - Teorema del pettegolezzo: del tipo io dico una cosa a te, tu la dici a un altro, che a sua volta lo dice a n-persone? «Beh, semplificando molto è così. Ma quel che noi abbiamo fatto non è inventare l'algoritmo del gossip, noto da tempo e assai banale. Quanto piuttosto determinare velocità e modalità con cui il pettegolezzo si diffonde in una rete sociale di qualsiasi dimensione. La materia è studiata da decenni anche dai sociologi, un qualcosa di vagamente imparentato alla nota teoria dei sei gradi di separazione di Stanley Milgram, ma ora estesa a reti di dimensioni impensabili negli anni Sessanta». La ricerca ha anche importanti applicazioni industriali nei servizi web. «Va spiegato — precisa Panconesi — che l'informazione di cui parliamo, il pettegolezzo, è così definita perché quella è la modalità di diffusione sul web, o altra rete, di un'informazione qualsiasi inizialmente distribuita in maniera informale. Gossip a parte insomma, la formula concerne anche informazioni d'altro tipo. Utili, ad esempio un segnale d'allarme. O dannose tipo un virus, non solo digitale». Che la velocità di trasmissione del gossip interessi l'industria lo prova il fatto che lo studio è stato finanziato da privati: Yahoo Research e Ibm, che ha premiato Panconesi con il premio «Faculty Award Ibm». Ma è anche un altro il motivo per cui la formula ha fatto il giro del mondo, diffondendosi rapidamente con le stesse modalità studiate dal trio (twitter, facebook, blog...): si tratta degli inediti «s-ringraziamenti» (unacknowledgements) al Miur e pubblicati in calce al lavoro: «Questa ricerca in apparenza è finanziata dal ministero italiano per l'Università nell'ambito del programma Firb. Ma il ministero non ha pagato quanto dovuto né si sa se lo farà mai». A giugno la versione migliorata del lavoro sarà presentata anche a «Stoc 2010» (Symposium on Theory of Computing), il più importante appuntamento al mondo per la teoria degli algoritmi, convegno per il quale sono stati selezionati anche altri due studi di atenei romani (di Paul Wollan, americano che insegna alla Sapienza, e di Fabrizio Grandoni, Tor Vergata, che si è già aggiudicato il premio miglior lavoro del congresso): «Non è un caso — dice Panconesi —. Nonostante una politica ministeriale per cui ci ridono dietro nel mondo, l'Italia, Roma in particolare, si esprimono ai vertici anche in altri settori della disciplina, tipo sicurezza informatica e Reti. Ora nel nostro dipartimento abbiamo progetti, uno di grande importanza sulla sicurezza dell'infrastruttura internet dell'Italia, finanziati con milioni di euro. Ma messi a disposizione da Ue o privati».
Esulta per la Roma, colpito alla testa da interista con mazza da baseball
MILANO - La sua squadra, la Roma, gli aveva appena dato una delle più grandi soddisfazioni della sua vita, e non vedeva l'ora di avere la sua rivincita con l'amico interista. Subito l'ha chiamato al telefonino, ma non si è accorto che la conversazione veniva ascoltata dalle persone meno indicate: due ultras interisti già sanzionati in passato per violenze. È terminata in ospedale la serata di tifo calcistico di un giovane romanista di Milano, brutalmente aggredito a mazzate da un ultras nerazzurro, sabato sera in piazza Sant'Agostino, dopo aver visto in tv Roma-Inter. Il ferito, Mirko J., di 21 anni, residente a Milano, aveva appena terminato di vedere la partita nel locale «The Old Fox Club», dove era stato allestito un megaschermo.
LA TELEFONATA - Uscendo dal pub, il ragazzo ha subito telefonato a un amico interista, sfottendolo scherzosamente per la sconfitta della squadra milanese. Due fratelli che avevano assistito alla partita nello stesso bar, sentendo la telefonata, hanno iniziato a litigare con il romanista. Alla fine uno dei due, Alessio S., di 28 anni, è andato a prendere una mazza da baseball dal bagagliaio della sua auto, parcheggiata nei pressi, e lo ha aggredito colpendolo ripetutamente. Il romanista è stato soccorso e portato con un serio trauma cranico al Policlinico, ma le sue condizioni, secondo la polizia, sarebbero in miglioramento. Una Volante ha poi rintracciato e arrestato l'aggressore, che risulta un ultras nerazzurro già colpito da un Daspo, il provvedimento antiviolenza che vieta di partecipare a manifestazioni sportive.
LA TELEFONATA - Uscendo dal pub, il ragazzo ha subito telefonato a un amico interista, sfottendolo scherzosamente per la sconfitta della squadra milanese. Due fratelli che avevano assistito alla partita nello stesso bar, sentendo la telefonata, hanno iniziato a litigare con il romanista. Alla fine uno dei due, Alessio S., di 28 anni, è andato a prendere una mazza da baseball dal bagagliaio della sua auto, parcheggiata nei pressi, e lo ha aggredito colpendolo ripetutamente. Il romanista è stato soccorso e portato con un serio trauma cranico al Policlinico, ma le sue condizioni, secondo la polizia, sarebbero in miglioramento. Una Volante ha poi rintracciato e arrestato l'aggressore, che risulta un ultras nerazzurro già colpito da un Daspo, il provvedimento antiviolenza che vieta di partecipare a manifestazioni sportive.
Verano, ruba foto dalle tombe. "Cerco l´amore della vita"
Sorpreso tra le tombe del Verano. Un rito a cadenza fissa, ogni due o tre giorni, quello del 40enne romano alla ricerca della "donna giusta". Una quarantina le fotografie di giovani donne decedute trafugate dalle lapidi
Cercava la donna della sua vita. Peccato, però, che il suo afflato sentimentale fosse indirizzato a ragazze sì giovani, a volte coetanee, ma morte e sepolte al Verano. Ed era al cimitero monumentale che l´uomo, un 40enne romano senza precedenti penali, disoccupato, da circa tre mesi armato di cacciavite staccava le foto delle ragazze e se le portava a casa. Un gesto, il suo, ripetuto almeno 40 volte. Ma a mettere fine alla "ricerca" sono stati i carabinieri della stazione San Lorenzo.
Ed è tra le tombe del Verano che l´uomo è stato sorpreso, mentre tentava di rubare l´ennesima fotografia, dai militari della compagnia piazza Dante, diretta dal comandante Ivan Riccio. Ad avvisare i carabinieri era stato, alcuni giorni fa, il personale dei servizi cimiteriali dell´Ama dopo che alcuni familiari avevano segnalato la sparizione delle foto dalle lapidi: in alcuni casi l´uomo aveva rubato più volte l´immagine della stessa donna. Così i militari hanno deciso di appostarsi nel cimitero in abiti civili per dare la caccia al ladro. Caccia che non è durata molto visto che a insospettirli è stato un uomo che si aggirava furtivamente tra le tombe. A quel punto i militari hanno deciso di seguirlo, hanno aspettato che estraesse il cacciavite da una tasca e tentasse di rubare l´ennesima fotografia, questa volta di una giovane ragazza deceduta recentemente, e lo hanno fermato.
Un "rito" a cadenza fissa il suo: ogni due o tre giorni difatti il 40enne andava al Verano a "cercare" quell´amore che non era ancora riuscito a trovare: individuava la foto della ragazza o della donna "giusta" la staccava e se la portava a casa ma poi qualcosa non andava e lui tornava di nuovo tra quei vialetti. Una ricerca ossessiva che lo ha spinto a rubare una quarantina di immagini di cui almeno dieci ritrovate dai carabinieri durante la perquisizione nella sua abitazione. Per ora il 40enne è stato denunciato per furto ma con molta probabilità verrà sottoposto, nei prossimi giorni, ad alcune perizie psichiatriche
Cercava la donna della sua vita. Peccato, però, che il suo afflato sentimentale fosse indirizzato a ragazze sì giovani, a volte coetanee, ma morte e sepolte al Verano. Ed era al cimitero monumentale che l´uomo, un 40enne romano senza precedenti penali, disoccupato, da circa tre mesi armato di cacciavite staccava le foto delle ragazze e se le portava a casa. Un gesto, il suo, ripetuto almeno 40 volte. Ma a mettere fine alla "ricerca" sono stati i carabinieri della stazione San Lorenzo.
Ed è tra le tombe del Verano che l´uomo è stato sorpreso, mentre tentava di rubare l´ennesima fotografia, dai militari della compagnia piazza Dante, diretta dal comandante Ivan Riccio. Ad avvisare i carabinieri era stato, alcuni giorni fa, il personale dei servizi cimiteriali dell´Ama dopo che alcuni familiari avevano segnalato la sparizione delle foto dalle lapidi: in alcuni casi l´uomo aveva rubato più volte l´immagine della stessa donna. Così i militari hanno deciso di appostarsi nel cimitero in abiti civili per dare la caccia al ladro. Caccia che non è durata molto visto che a insospettirli è stato un uomo che si aggirava furtivamente tra le tombe. A quel punto i militari hanno deciso di seguirlo, hanno aspettato che estraesse il cacciavite da una tasca e tentasse di rubare l´ennesima fotografia, questa volta di una giovane ragazza deceduta recentemente, e lo hanno fermato.
Un "rito" a cadenza fissa il suo: ogni due o tre giorni difatti il 40enne andava al Verano a "cercare" quell´amore che non era ancora riuscito a trovare: individuava la foto della ragazza o della donna "giusta" la staccava e se la portava a casa ma poi qualcosa non andava e lui tornava di nuovo tra quei vialetti. Una ricerca ossessiva che lo ha spinto a rubare una quarantina di immagini di cui almeno dieci ritrovate dai carabinieri durante la perquisizione nella sua abitazione. Per ora il 40enne è stato denunciato per furto ma con molta probabilità verrà sottoposto, nei prossimi giorni, ad alcune perizie psichiatriche
Argentina, maratona di "tango-gay"
Ballerini in pista per 42 ore
Per ballare il tango, si sa, bisogna essere in due. Ma non è scritto da nessuna parte che debbano essere un uomo e una donna: a confermarlo e la "Queer tango marathon", organizzata in diversi saloni da ballo di Buenos Aires, e alla quale partecipano coppie etero ed omosessuali. La maratona di quella che è la musica simbolo dell'Argentina è iniziata venerdì e va avanti ininterrottamente per 42 ore.
La manifestazione è promossa dall'Istituto argentino contro le discriminazioni e dai ministeri della giustizia e della cultura argentini.
"E' un'iniziativa che abbiamo preferito non definire 'tango gay', definizione che ha un connotato sessuale: per questo preferiamo più semplicemente chiamarlo 'queer o libero'", ha sottolineato Carola Ojeda, docente di danza e responsabile di un seminario di tango chiamato 'Balliamo in liberta?'.
''Alla maratona stanno partecipando molti argentini ma anche tanti turisti che si trovano a Buenos Aires in questi giorni, fra i quali alcuni provenienti da Amburgo, la città dove ormai dieci anni fa si è svolto il primo 'tango queer' del mondo'', ha d'altra parte commentato Mariano Garces, uno degli organizzatori dell'iniziativa.
Parallelamente alla maratona sono in corso in questi giorni a Buenos Aires conferenze e incontri su temi quali l'identità sessuale e le leggi sui matrimoni gay.
Per ballare il tango, si sa, bisogna essere in due. Ma non è scritto da nessuna parte che debbano essere un uomo e una donna: a confermarlo e la "Queer tango marathon", organizzata in diversi saloni da ballo di Buenos Aires, e alla quale partecipano coppie etero ed omosessuali. La maratona di quella che è la musica simbolo dell'Argentina è iniziata venerdì e va avanti ininterrottamente per 42 ore.
La manifestazione è promossa dall'Istituto argentino contro le discriminazioni e dai ministeri della giustizia e della cultura argentini.
"E' un'iniziativa che abbiamo preferito non definire 'tango gay', definizione che ha un connotato sessuale: per questo preferiamo più semplicemente chiamarlo 'queer o libero'", ha sottolineato Carola Ojeda, docente di danza e responsabile di un seminario di tango chiamato 'Balliamo in liberta?'.
''Alla maratona stanno partecipando molti argentini ma anche tanti turisti che si trovano a Buenos Aires in questi giorni, fra i quali alcuni provenienti da Amburgo, la città dove ormai dieci anni fa si è svolto il primo 'tango queer' del mondo'', ha d'altra parte commentato Mariano Garces, uno degli organizzatori dell'iniziativa.
Parallelamente alla maratona sono in corso in questi giorni a Buenos Aires conferenze e incontri su temi quali l'identità sessuale e le leggi sui matrimoni gay.
domenica 28 marzo 2010
Moglie uccide figli,lui deve pagare
Belgio, Stato gli chiede spese processo
L'ex moglie ha ucciso, sgozzandoli, i cinque figli; ora a lui, riconosciuto come vittima nel processo, lo Stato belga ha chiesto di risarcire le spese della giustizia: oltre 72mila euro. La richiesta è rivolta sia a Bouchaib Moqadem sia alla ex consorte Genevieve Lhermitte; ma siccome la donna è in carcere per l'infanticidio, dovrà essere il marito a pagare. "Sono disgustato e sgomento", ha commentato l'uomo; il suo legale ha presentato ricorso.
Secondo la ricostruzione fatta durante il processo, la donna sgozzò una dopo l'altra le sue quattro figlie Yasmine, di 14 anni, Nora di 12, Miryam di 10, Mina di 8 e il maschietto di tre anni, Medhi. Li uccise in casa, dove si trovava da sola dato che il marito algerino era da quasi un mese assente, nel suo Paese. Poi cercò a sua volta di togliersi la vita ma senza successo. La giuria ha ritenuto che Genevieve Lhermitte "fosse in uno stato ansioso-depressivo grave che ha alterato, ma non annullato, la sua capacità di capire" ciò che stava facendo.
Moqadem e la sua ex moglie hanno nel frattempo venduto la casa familiare, nella divisione dei beni seguita al divorzio. L'avvocato dell'uomo si e' rivolto al ministro delle finanze Didier Reynders, sperando che la "morale superi le ragioni amministrative" e che lo Stato dia prova di "moderazione giustificata dal carattere tragico di questo quintuplo infanticidio
L'ex moglie ha ucciso, sgozzandoli, i cinque figli; ora a lui, riconosciuto come vittima nel processo, lo Stato belga ha chiesto di risarcire le spese della giustizia: oltre 72mila euro. La richiesta è rivolta sia a Bouchaib Moqadem sia alla ex consorte Genevieve Lhermitte; ma siccome la donna è in carcere per l'infanticidio, dovrà essere il marito a pagare. "Sono disgustato e sgomento", ha commentato l'uomo; il suo legale ha presentato ricorso.
Secondo la ricostruzione fatta durante il processo, la donna sgozzò una dopo l'altra le sue quattro figlie Yasmine, di 14 anni, Nora di 12, Miryam di 10, Mina di 8 e il maschietto di tre anni, Medhi. Li uccise in casa, dove si trovava da sola dato che il marito algerino era da quasi un mese assente, nel suo Paese. Poi cercò a sua volta di togliersi la vita ma senza successo. La giuria ha ritenuto che Genevieve Lhermitte "fosse in uno stato ansioso-depressivo grave che ha alterato, ma non annullato, la sua capacità di capire" ciò che stava facendo.
Moqadem e la sua ex moglie hanno nel frattempo venduto la casa familiare, nella divisione dei beni seguita al divorzio. L'avvocato dell'uomo si e' rivolto al ministro delle finanze Didier Reynders, sperando che la "morale superi le ragioni amministrative" e che lo Stato dia prova di "moderazione giustificata dal carattere tragico di questo quintuplo infanticidio
sabato 27 marzo 2010
Il misura-stress nei calzini
Il Politecnico Zurigo sta mettendo a punto rilevatori della «conduttanza» al sudore sotto i piedi
ROMA - Il Politecnico di Zurigo sta sviluppando un apparecchio che permetterà di misurare il grado di stress delle persone. La macchina rileva diversi parametri, tra cui ad esempio le pulsazioni, il ritmo della respirazione, il tasso di cortisolo (l'ormone dello stress) nella saliva o la capacità della pelle di evacuare il sudore (conduttanza).
I TEST - Per valutare l'affidabilità dell'apparecchio, sono stati effettuati dei test su trenta persone. Nell'83% dei casi, i ricercatori hanno potuto misurare in modo corretto il grado di stress tramite il parametro della conduttanza della pelle. Quando si è sottoposti a stress, infatti, si suda di più, in particolare nel palmo delle mani e sulla pianta dei piedi. Non tutti reagiscono però nello stesso modo. Per questo sono necessari diversi metodi di misurazione. I ricercatori hanno sistemato dei rilevatori anche sulle sedie e scoperto che alcuni individui si agitano maggiormente in situazioni stressanti. L'apparecchiatura messa a punto non è tuttavia ancora pronta per essere utilizzata nel quotidiano e sorvegliare il grado di stress. Il professor Arnrich riconosce che le sonde che catturano il segnale vanno migliorate: per rilevare la conduttanza delle pelle sotto i piedi si potrebbero, ad esempio, integrare i rilevatori nei calzini.
ROMA - Il Politecnico di Zurigo sta sviluppando un apparecchio che permetterà di misurare il grado di stress delle persone. La macchina rileva diversi parametri, tra cui ad esempio le pulsazioni, il ritmo della respirazione, il tasso di cortisolo (l'ormone dello stress) nella saliva o la capacità della pelle di evacuare il sudore (conduttanza).
I TEST - Per valutare l'affidabilità dell'apparecchio, sono stati effettuati dei test su trenta persone. Nell'83% dei casi, i ricercatori hanno potuto misurare in modo corretto il grado di stress tramite il parametro della conduttanza della pelle. Quando si è sottoposti a stress, infatti, si suda di più, in particolare nel palmo delle mani e sulla pianta dei piedi. Non tutti reagiscono però nello stesso modo. Per questo sono necessari diversi metodi di misurazione. I ricercatori hanno sistemato dei rilevatori anche sulle sedie e scoperto che alcuni individui si agitano maggiormente in situazioni stressanti. L'apparecchiatura messa a punto non è tuttavia ancora pronta per essere utilizzata nel quotidiano e sorvegliare il grado di stress. Il professor Arnrich riconosce che le sonde che catturano il segnale vanno migliorate: per rilevare la conduttanza delle pelle sotto i piedi si potrebbero, ad esempio, integrare i rilevatori nei calzini.
Usa, cane condannato. Ha distrutto a morsi l'auto della polizia
È accaduto a Chattanooga, nel Tennessee
Winston: è questo il nome del cane del Tennessee che dovrà frequentare con il suo padrone un corso di educazione e obbedienza. Winston, tuttavia, non ha morso nessuno, ma ha attaccato e distrutto un auto della polizia. Il fatto è accaduto qualche giorno fa a Chattanooga. Come riferisce il Chattanooga Times Free Press, una pattuglia era accostata a bordo strada e stava monitorando il traffico, quando d'improvviso il poliziotto ha sentito "tremare" la sua auto: un grosso cane si era infatti scagliato con ferocia sulla macchina, mordendo il paraurti e le gomme. Almeno di tremila dollari i danni stimati sulla vettura. Winston è stato condannato da un giudice a frequentare uno speciale corso d'addestramento per cani e ad indossare la traghetta con la dicitura «cane potenzialmente pericoloso». Se il quadrupede di tre anni riuscirà a frequentare con successo le lezioni, i provvedimenti a carico della sua proprietaria Nancy Emerling verranno fatti cadere.
Winston: è questo il nome del cane del Tennessee che dovrà frequentare con il suo padrone un corso di educazione e obbedienza. Winston, tuttavia, non ha morso nessuno, ma ha attaccato e distrutto un auto della polizia. Il fatto è accaduto qualche giorno fa a Chattanooga. Come riferisce il Chattanooga Times Free Press, una pattuglia era accostata a bordo strada e stava monitorando il traffico, quando d'improvviso il poliziotto ha sentito "tremare" la sua auto: un grosso cane si era infatti scagliato con ferocia sulla macchina, mordendo il paraurti e le gomme. Almeno di tremila dollari i danni stimati sulla vettura. Winston è stato condannato da un giudice a frequentare uno speciale corso d'addestramento per cani e ad indossare la traghetta con la dicitura «cane potenzialmente pericoloso». Se il quadrupede di tre anni riuscirà a frequentare con successo le lezioni, i provvedimenti a carico della sua proprietaria Nancy Emerling verranno fatti cadere.
Gb, 19enne uccisa dalla lacca
Esplode bomboletta, brucia nell'auto
Jenny Mitchell, giovane parrucchiera inglese, stava andando dalla madre per prendersi cura dei suoi capelli quando la sua automobile ha preso fuoco non lasciandole scampo, prima di esplodere. I motivi dell'incendio sono stati ricostruiti in un secondo momento e lasciano un retrogusto davvero amaro nella bocca di tutti.
Si chiama perossido di idrogeno, è un liquido altamente instabile che, puro, può esplodere da solo. Opportunamente diluito lo usiamo tutti e ognuno di noi ne ha una boccetta in casa, il suo nome più comune è "acqua ossigenata" ed è usata anche e soprattutto per schiarire i capelli. Così Jenny è salita sulla sua automobile, ha messo in moto e si è accesa una sigaretta. Tutto è accaduto in un attimo. La boccetta di acqua ossigenata che aveva nella sua borsa ha dato il via alla reazione, molto probabilmente coadiuvata dalla bombola di lacca per capelli, e l'accendino ha fatto il resto.
L'auto ha preso immediatamente fuoco non lasciando alla giovane neppure il tempo di comprendere cosa stesse accadendo, prima di esplodere. Un pompiere ha usato parole forti per descrivere a quale scena si è trovato davanti una volta giunto sul posto e non è da meno il referto medico che parla di "un'esplosione catastrofica". Si è trattato di un orribile incidente, uno di quelli che mai si ritiene che possano accadere fino a quando non succedono.
Gli abitanti di Blandford (centro di circa 8mila abitanti dell'Inghilterra del Sud) conoscevano tutti Jenny e ora si stringono al cordoglio della famiglia. La giovane avrebbe dovuto sposarsi l'anno prossimo
Jenny Mitchell, giovane parrucchiera inglese, stava andando dalla madre per prendersi cura dei suoi capelli quando la sua automobile ha preso fuoco non lasciandole scampo, prima di esplodere. I motivi dell'incendio sono stati ricostruiti in un secondo momento e lasciano un retrogusto davvero amaro nella bocca di tutti.
Si chiama perossido di idrogeno, è un liquido altamente instabile che, puro, può esplodere da solo. Opportunamente diluito lo usiamo tutti e ognuno di noi ne ha una boccetta in casa, il suo nome più comune è "acqua ossigenata" ed è usata anche e soprattutto per schiarire i capelli. Così Jenny è salita sulla sua automobile, ha messo in moto e si è accesa una sigaretta. Tutto è accaduto in un attimo. La boccetta di acqua ossigenata che aveva nella sua borsa ha dato il via alla reazione, molto probabilmente coadiuvata dalla bombola di lacca per capelli, e l'accendino ha fatto il resto.
L'auto ha preso immediatamente fuoco non lasciando alla giovane neppure il tempo di comprendere cosa stesse accadendo, prima di esplodere. Un pompiere ha usato parole forti per descrivere a quale scena si è trovato davanti una volta giunto sul posto e non è da meno il referto medico che parla di "un'esplosione catastrofica". Si è trattato di un orribile incidente, uno di quelli che mai si ritiene che possano accadere fino a quando non succedono.
Gli abitanti di Blandford (centro di circa 8mila abitanti dell'Inghilterra del Sud) conoscevano tutti Jenny e ora si stringono al cordoglio della famiglia. La giovane avrebbe dovuto sposarsi l'anno prossimo
Pannoloni elettronici per anziani
Australia, segnalano presenza di umidità
Mutande elettroniche per venire incontro al problema dell'incontinenza degli anziani. E' questa l'invenzione che verrà presto introdotta nelle case di riposo australiane e che permetterà di dimezzare il tempo dedicato a questa "attività". Il SIMsystem, questo il suo nome, ha l'aspetto di un comune pannolone, ma è dotato di un sensore che in presenza di umidità allerta il personale con un messaggio o attraverso il sistema cercapersone dell'edificio.
Il sistema è comparso per la prima volta nel 2008 nel programma New Inventor della rete televisiva Abc e ha superato con successo una serie di sperimentazioni. "Quella dell'incontinenza è un'area chiave in cui le tecnologie innovative possono dare beneficio nella cura degli anziani", ha affermato Philippa Lewis, direttrice della Simavita, che detiene il brevetto e produce l'articolo.
La SIMbox, inserita nelle mutande elastiche, trasmette le letture del sensore, attraverso una rete wireless, ad un server che valuta le informazioni sull'evento di incontinenza e stabilisce quando allertare il personale, oltre a registrare gli interventi ed eventuali osservazioni inserite manualmente.
Mutande elettroniche per venire incontro al problema dell'incontinenza degli anziani. E' questa l'invenzione che verrà presto introdotta nelle case di riposo australiane e che permetterà di dimezzare il tempo dedicato a questa "attività". Il SIMsystem, questo il suo nome, ha l'aspetto di un comune pannolone, ma è dotato di un sensore che in presenza di umidità allerta il personale con un messaggio o attraverso il sistema cercapersone dell'edificio.
Il sistema è comparso per la prima volta nel 2008 nel programma New Inventor della rete televisiva Abc e ha superato con successo una serie di sperimentazioni. "Quella dell'incontinenza è un'area chiave in cui le tecnologie innovative possono dare beneficio nella cura degli anziani", ha affermato Philippa Lewis, direttrice della Simavita, che detiene il brevetto e produce l'articolo.
La SIMbox, inserita nelle mutande elastiche, trasmette le letture del sensore, attraverso una rete wireless, ad un server che valuta le informazioni sull'evento di incontinenza e stabilisce quando allertare il personale, oltre a registrare gli interventi ed eventuali osservazioni inserite manualmente.
venerdì 26 marzo 2010
Dorme dopo orgia,marito chiama 113
Tarquinia, pensava fosse uno stupro
Ha trovato la moglie bella e addormentata nel letto di casa dopo un'orgia con un'amica e due sconosciuti. Tutti nudi. Pensando a un tentativo di rapina finito con uno stupro, il marito ha chiamato la polizia e ha scoperto la verità. La consorte, approfittando della sua assenza, aveva organizzato un festino a base di sesso e droga. Era tranquilla perché sapeva che il coniuge doveva rientrare nella loro casa di Tarquinia (Viterbo) il giorno dopo.
Durante la festa, dopo alcune ore di baldoria, lei e i suoi ospiti, un'amica e due uomini conosciuti poco prima in un ristorante, esausti, si sono addormentati. Tutti e quattro nel letto matrimoniale. E così li ha trovati il marito, che per un disguido è rientrato prima del previsto. Il malcapitato, infatti, quando ha scoperto il letto matrimoniale decisamente affollato, ha chiamato la polizia.
Gli agenti intervenuti, hanno trovato tracce di cocaina e marijuana consumate nella nottata e una certa quantità non ancora utilizzata. Hanno così interrogato i partecipanti al festino scoprendo che la droga era stata procurata dalla padrona di casa e che lei stessa l'aveva offerta agli ospiti per "scaldare" l'atmosfera. La donna così è stata denunciata per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.
Il marito, esterrefatto e incredulo, ha dichiarato di aver chiamato la polizia perché, vedendo i quattro corpi nudi sul letto e la casa in disordine aveva pensato, a un tentativo di rapina finito in violenza sessuale. Dopo aver aperto gli occhi e capito la faccenda, chissà se il matrimonio durerà.
Ha trovato la moglie bella e addormentata nel letto di casa dopo un'orgia con un'amica e due sconosciuti. Tutti nudi. Pensando a un tentativo di rapina finito con uno stupro, il marito ha chiamato la polizia e ha scoperto la verità. La consorte, approfittando della sua assenza, aveva organizzato un festino a base di sesso e droga. Era tranquilla perché sapeva che il coniuge doveva rientrare nella loro casa di Tarquinia (Viterbo) il giorno dopo.
Durante la festa, dopo alcune ore di baldoria, lei e i suoi ospiti, un'amica e due uomini conosciuti poco prima in un ristorante, esausti, si sono addormentati. Tutti e quattro nel letto matrimoniale. E così li ha trovati il marito, che per un disguido è rientrato prima del previsto. Il malcapitato, infatti, quando ha scoperto il letto matrimoniale decisamente affollato, ha chiamato la polizia.
Gli agenti intervenuti, hanno trovato tracce di cocaina e marijuana consumate nella nottata e una certa quantità non ancora utilizzata. Hanno così interrogato i partecipanti al festino scoprendo che la droga era stata procurata dalla padrona di casa e che lei stessa l'aveva offerta agli ospiti per "scaldare" l'atmosfera. La donna così è stata denunciata per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.
Il marito, esterrefatto e incredulo, ha dichiarato di aver chiamato la polizia perché, vedendo i quattro corpi nudi sul letto e la casa in disordine aveva pensato, a un tentativo di rapina finito in violenza sessuale. Dopo aver aperto gli occhi e capito la faccenda, chissà se il matrimonio durerà.
Gdf scopre figurine Panini fasulle
Latina, la denuncia dai collezionisti
Oltre alle griffe della moda, i cd musicali e i film in dvd, ora vengono falsificate anche le figurine dei calciatori. La Guardia di Finanza di Latina ha scoperto un traffico di figurine Panini della collezione 2009-2010. Le riproduzioni venivano realizzate in Campania. La scoperta è stata fatta da alcuni collezionisti che si sono resi conto delle contraffazioni. Alcune figurine, infatti, presentavano errori ed anomalie rispetto agli originali.
Oltre alle griffe della moda, i cd musicali e i film in dvd, ora vengono falsificate anche le figurine dei calciatori. La Guardia di Finanza di Latina ha scoperto un traffico di figurine Panini della collezione 2009-2010. Le riproduzioni venivano realizzate in Campania. La scoperta è stata fatta da alcuni collezionisti che si sono resi conto delle contraffazioni. Alcune figurine, infatti, presentavano errori ed anomalie rispetto agli originali.
Usa,fan di Avatar studiano il Na'vi
Chiedono al creatore di fare grammatica
Migliaia di fan di Avatar si sono messi a studiare il Na'vi, il misterioso linguaggio parlato dalle creature blu nel film kolossal di James Cameron. Il linguaggio di fantasia, creato appositamente per il film da Paul Frommer, ha regole specifiche che i fan hanno dedotto ascoltando i dialoghi del film. Gli studenti di Na'vi hanno firmato una petizione in cui chiedono a Frommer di sviluppare ora una grammatica e un dizionario Na'vi.
Una delle fonti primarie di apprendimento del Na'vi, un linguaggio di fantasia creato appositamente per il film da Paul Frommer, è il sito learnnavi.org, al quale hanno contribuito già 4.300 persone.
Migliaia di fan di Avatar si sono messi a studiare il Na'vi, il misterioso linguaggio parlato dalle creature blu nel film kolossal di James Cameron. Il linguaggio di fantasia, creato appositamente per il film da Paul Frommer, ha regole specifiche che i fan hanno dedotto ascoltando i dialoghi del film. Gli studenti di Na'vi hanno firmato una petizione in cui chiedono a Frommer di sviluppare ora una grammatica e un dizionario Na'vi.
Una delle fonti primarie di apprendimento del Na'vi, un linguaggio di fantasia creato appositamente per il film da Paul Frommer, è il sito learnnavi.org, al quale hanno contribuito già 4.300 persone.
Gb, "kamikaze con seno al plastico"
Fox News:è l'ultima risorsa di Al Qaeda
Le donne kamikaze con il seno imbottito di esplosivo, non rilevabile dalle macchine ai raggi X negli aeroporti, sono l'ultima risorsa di Al Qaeda. Lo rivela l'emittente Fox News. L'organizzazione terroristica avrebbe inviato alcuni chirurghi plastici in Gran Bretagna per imparare a eseguire l'intervento. Il controspionaggio Mi5 sarebbe venuto a conoscenza anche di possibili impianti di sostanze esplosive nei glutei per kamikaze uomini.
Si tratta di una trovata che è stata escogitata per sfuggire dunque ai controlli negli scali aeroportuali. Si tratterebbe infatti di dispositivi che non vengono rilevati dai raggi X. I chirurghi inviati da Al Qaeda in Gran Bretagna starebbero apprendendo le tecniche per eseguire l'intervento, in modo da poterlo poi realizzare una volta tornati nei loro Paesi d'origine.
La tecnica sarebbe venuta a conoscenza del controspionaggio britannico, l'Mi5, che avrebbe saputo anche di possibile impianti di sostanze esplosive nei glutei per attentatori suicidi uomini.
Le donne kamikaze con il seno imbottito di esplosivo, non rilevabile dalle macchine ai raggi X negli aeroporti, sono l'ultima risorsa di Al Qaeda. Lo rivela l'emittente Fox News. L'organizzazione terroristica avrebbe inviato alcuni chirurghi plastici in Gran Bretagna per imparare a eseguire l'intervento. Il controspionaggio Mi5 sarebbe venuto a conoscenza anche di possibili impianti di sostanze esplosive nei glutei per kamikaze uomini.
Si tratta di una trovata che è stata escogitata per sfuggire dunque ai controlli negli scali aeroportuali. Si tratterebbe infatti di dispositivi che non vengono rilevati dai raggi X. I chirurghi inviati da Al Qaeda in Gran Bretagna starebbero apprendendo le tecniche per eseguire l'intervento, in modo da poterlo poi realizzare una volta tornati nei loro Paesi d'origine.
La tecnica sarebbe venuta a conoscenza del controspionaggio britannico, l'Mi5, che avrebbe saputo anche di possibile impianti di sostanze esplosive nei glutei per attentatori suicidi uomini.
Usa,furgone perde 100mila dollari
Passanti all'assalto per portarli via
Come in un film, un furgone portavalori ha perso un sacco con 100mila dollari. L'autista non se ne è accorto ed ha proseguito sulla sua strada mentre le banconote si sono sparse su una strada di Whitehall, un sobborgo di Columbus in Ohio. La scena, piuttosto surreale, ha scatenato - dopo l'iniziale incredulità - l'assalto dei passanti che, come cavallette, si sono subito precipitati a raccogliere più dollari possibile.
Una piccola minoranza ha aiutato la polizia a recuperare i soldi, ma a fine giornata mancavano all'appello ben 89.500 dollari.
Come in un film, un furgone portavalori ha perso un sacco con 100mila dollari. L'autista non se ne è accorto ed ha proseguito sulla sua strada mentre le banconote si sono sparse su una strada di Whitehall, un sobborgo di Columbus in Ohio. La scena, piuttosto surreale, ha scatenato - dopo l'iniziale incredulità - l'assalto dei passanti che, come cavallette, si sono subito precipitati a raccogliere più dollari possibile.
Una piccola minoranza ha aiutato la polizia a recuperare i soldi, ma a fine giornata mancavano all'appello ben 89.500 dollari.
giovedì 25 marzo 2010
Antenna a scuola, "Totti intervieni"
Viterbo, genitori:"Aiutaci a toglierla"
"Caro Totti aiutaci a rimuovere l'antenna Vodafone dal palazzo vicino alla scuola dei nostri figli". Questo l'appello di un centinaio di genitori di due istituti del Viterbese al capitano della Roma, testimonial d'eccezione della società telefonica. "Te lo chiediamo come sportivo, come uomo di grande cuore e soprattutto in qualità di padre", hanno scritto al numero dieci giallorosso, invitandolo a intervenire e a risolvere la situazione.
Fare il testimonial, soldi a parte, non sempre è facile. Soprattutto in casi come questi. L'antenna della discordia è stata installata nei pressi della scuola elementare e materna di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Troppo vicino ai bambini, per i genitori degli alunni. Così padre e madri hanno preso carta e penna e hanno deciso di scrivere a Totti per chiedergli un aiuto concreto.
L'antenna è stata posizionata sul tetto di una palazzina di via Alcide De Gasperi, non molto distante dagli istituti. "Il ripetitore è stato posizionato in un'area frequentata da centinaia di giovani, in mezzo alle case, a cento metri da una scuola e un asilo comunale", spiegano i genitori nella lettera inviata al capitano giallorosso, spiegando anche di aver avviato una raccolta di firme per chiederne la rimozione. "Sappiamo che non sara' facile ottenere dalla Vodafone lo spostamento del ripetitore per questo non ci resta che sperare in un tuo intervento - concludono padri e madri nella lettera a Totti -. Segna anche questo goal, per noi e per i nostri bambini. Life in now".
Totti: "Farò tutto il possibile"
"Quando si tratta di una richiesta che viene da bambini, non mi posso tirare indietro: farò tutto il possibile". Così Francesco Totti risponde all'appello. "Cercherò di fare tutto il possibile attraverso i responsabili dell'azienda telefonica per sensibilizzarli sul problema. Vediamo cosa succederà: non posso promettere nulla ma ci proverò" non esita a reagire il campione.
"Caro Totti aiutaci a rimuovere l'antenna Vodafone dal palazzo vicino alla scuola dei nostri figli". Questo l'appello di un centinaio di genitori di due istituti del Viterbese al capitano della Roma, testimonial d'eccezione della società telefonica. "Te lo chiediamo come sportivo, come uomo di grande cuore e soprattutto in qualità di padre", hanno scritto al numero dieci giallorosso, invitandolo a intervenire e a risolvere la situazione.
Fare il testimonial, soldi a parte, non sempre è facile. Soprattutto in casi come questi. L'antenna della discordia è stata installata nei pressi della scuola elementare e materna di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Troppo vicino ai bambini, per i genitori degli alunni. Così padre e madri hanno preso carta e penna e hanno deciso di scrivere a Totti per chiedergli un aiuto concreto.
L'antenna è stata posizionata sul tetto di una palazzina di via Alcide De Gasperi, non molto distante dagli istituti. "Il ripetitore è stato posizionato in un'area frequentata da centinaia di giovani, in mezzo alle case, a cento metri da una scuola e un asilo comunale", spiegano i genitori nella lettera inviata al capitano giallorosso, spiegando anche di aver avviato una raccolta di firme per chiederne la rimozione. "Sappiamo che non sara' facile ottenere dalla Vodafone lo spostamento del ripetitore per questo non ci resta che sperare in un tuo intervento - concludono padri e madri nella lettera a Totti -. Segna anche questo goal, per noi e per i nostri bambini. Life in now".
Totti: "Farò tutto il possibile"
"Quando si tratta di una richiesta che viene da bambini, non mi posso tirare indietro: farò tutto il possibile". Così Francesco Totti risponde all'appello. "Cercherò di fare tutto il possibile attraverso i responsabili dell'azienda telefonica per sensibilizzarli sul problema. Vediamo cosa succederà: non posso promettere nulla ma ci proverò" non esita a reagire il campione.
Ingaggia killer per padre:perdonata
Ylenia ammette: "Non mi sono diplomata"
La famiglia ha già perdonato Ylenia Moretti, la 19enne di Luzzara accusata di tentato omicidio perché avrebbe ingaggiato due killer per uccidere il padre Rodolfo, 42 anni. Lo dichiara Dominique, la zia paterna. La donna definisce il fratello Rodolfo "un santo che ha già saputo perdonare". Ylenia aveva raccontato al padre di essersi diplomata e di lavorare. Ma, il suo avvocato, Federica Pingelli, conferma che "erano bugie e le ha ammesse".
Perdonata dalla famiglia
La zia Dominique Moretti ammette che nipote ha sbagliato, ma la giustifica perché "è una ragazzina". La famiglia, secondo la zia, comunque sarebbe pronta a riprendere in casa Ylenia, che il padre ritiene vittima di manipolazioni.
Le bugie sul diploma e il lavoro
"Nulla di ciò è vero, ha raccontato delle bugie e le ha ammesse", ha detto al Tg1 l'avv. Federica Pingelli. La ragazza "ha detto che il padre la obbligava a fare la scuola che voleva lui - ha aggiunto il legale - a frequentare un certo tipo di persone, non certo figli di operai, lei però ha mentito dicendo che aveva finito la scuola". La ragazza non ha invece detto, ha spiegato l'avvocato, di aver cercato di far uccidere il padre per nascondere queste bugie.
Il giudice si pronuncia domani su convalida arresto
Intanto Ylenia è stata condotta in Aula per l'udienza di convalida del fermo davanti al giudice Angela Baraldi. Con lei c'era l'amico Davide Giorgi, 26 anni, di Suzzara (Mantova), accusato di concorso in tentato omicidio per aver convinto il primo mancato killer a tentare di uccidere il padre della ragazza. Nei confronti dei due giovani il giudice si è riservato di prendere una decisione entro mercoledì. Il pm Valentina Salvi ha chiesto il carcere per entrambi o, in alternativa, gli arresti domiciliari.
Lacrime e richiesta di perdono
Davanti al giudice la ragazza ha pianto e ha chiesto al suo legale di domandare perdono per lei al padre Rodolfo. Il legale ha riferito ai cronisti che la ragazza avrebbe ammesso di aver proposto ad uno sconosciuto nordafricano di aggredire il genitore, anche se - a suo dire - non avrebbe voluto che venisse ucciso, ma soltanto che qualcuno gli desse una "lezione". La ragazza ha negato invece, secondo il legale, di aver contattato il giovane mantovano Alex Granata, offrendogli cinquemila euro perché aggredisse il padre. Al nordafricano avrebbe offerto 5mila euro per il "lavoro", ma il marocchino si è subito recato a raccontare tutto ai carabinieri.
Coinvolta anche la madre
Nelle indagini dei carabinieri è coinvolta anche la madre di Ylenia, Roberta Franchi: gli inquirenti sospettano fosse al corrente della "lezione" che la figlia avrebbe voluto dare al padre. Probabilmente l'uomo era ritenuto oppressivo dalla figlia che, negli anni, ha costruito un castello di menzogne sugli studi e il lavoro, proprio per "punirlo".
La famiglia ha già perdonato Ylenia Moretti, la 19enne di Luzzara accusata di tentato omicidio perché avrebbe ingaggiato due killer per uccidere il padre Rodolfo, 42 anni. Lo dichiara Dominique, la zia paterna. La donna definisce il fratello Rodolfo "un santo che ha già saputo perdonare". Ylenia aveva raccontato al padre di essersi diplomata e di lavorare. Ma, il suo avvocato, Federica Pingelli, conferma che "erano bugie e le ha ammesse".
Perdonata dalla famiglia
La zia Dominique Moretti ammette che nipote ha sbagliato, ma la giustifica perché "è una ragazzina". La famiglia, secondo la zia, comunque sarebbe pronta a riprendere in casa Ylenia, che il padre ritiene vittima di manipolazioni.
Le bugie sul diploma e il lavoro
"Nulla di ciò è vero, ha raccontato delle bugie e le ha ammesse", ha detto al Tg1 l'avv. Federica Pingelli. La ragazza "ha detto che il padre la obbligava a fare la scuola che voleva lui - ha aggiunto il legale - a frequentare un certo tipo di persone, non certo figli di operai, lei però ha mentito dicendo che aveva finito la scuola". La ragazza non ha invece detto, ha spiegato l'avvocato, di aver cercato di far uccidere il padre per nascondere queste bugie.
Il giudice si pronuncia domani su convalida arresto
Intanto Ylenia è stata condotta in Aula per l'udienza di convalida del fermo davanti al giudice Angela Baraldi. Con lei c'era l'amico Davide Giorgi, 26 anni, di Suzzara (Mantova), accusato di concorso in tentato omicidio per aver convinto il primo mancato killer a tentare di uccidere il padre della ragazza. Nei confronti dei due giovani il giudice si è riservato di prendere una decisione entro mercoledì. Il pm Valentina Salvi ha chiesto il carcere per entrambi o, in alternativa, gli arresti domiciliari.
Lacrime e richiesta di perdono
Davanti al giudice la ragazza ha pianto e ha chiesto al suo legale di domandare perdono per lei al padre Rodolfo. Il legale ha riferito ai cronisti che la ragazza avrebbe ammesso di aver proposto ad uno sconosciuto nordafricano di aggredire il genitore, anche se - a suo dire - non avrebbe voluto che venisse ucciso, ma soltanto che qualcuno gli desse una "lezione". La ragazza ha negato invece, secondo il legale, di aver contattato il giovane mantovano Alex Granata, offrendogli cinquemila euro perché aggredisse il padre. Al nordafricano avrebbe offerto 5mila euro per il "lavoro", ma il marocchino si è subito recato a raccontare tutto ai carabinieri.
Coinvolta anche la madre
Nelle indagini dei carabinieri è coinvolta anche la madre di Ylenia, Roberta Franchi: gli inquirenti sospettano fosse al corrente della "lezione" che la figlia avrebbe voluto dare al padre. Probabilmente l'uomo era ritenuto oppressivo dalla figlia che, negli anni, ha costruito un castello di menzogne sugli studi e il lavoro, proprio per "punirlo".
Cina, si opera ragazzo con 31 dita
Medici lo riporteranno alla normalità
Un bambino di sei anni nato nella città di Shenyang, nella provincia di Liaoning, Cina nord-orientale, sarà sottoposto ad intervento chirurgico per asportare parte delle sue dita. Il bimbo, infatti, è venuto al mondo con 31 dita delle mani e dei piedi - 16 ai piedi, e 15 alle mani. I medici cercheranno attraverso una complessa operazione di riportarlo alla normalità: parte delle dita sono anche fuse insieme.
Il ragazzo soffre di una patologia nota come polidattilia, un'anomalia congenita, nella quale le mani o i piedi dei soggetti affetti presentano un eccesso di dita rispetto alla normale conformazione.
Li, questo il nome del piccolo, è figlio di lavoratori migranti e prima dell'operazione era detentore del triste record del mondo per numero di dita. Ma ora che sta per tornare alla normalità è meno triste e passa lo "scettro" a due indiani, Pranamya Menaria e Devendra Harne, che hanno 12 e 13 dita nei piedi.
In pochi mesi, secondo i medici, Li potrà imparare a mangiare con le bacchette. E forse si potrà prendere anche qualche piccola rivincita. Prima dell'operazione aveva detto: "I miei amici mi trattano in modo diverso a scuola. Mi chiamano mostro e mi picchiano". Ora finalmente, sarà un piccolo cinese come tanti altri. La bellezza della normalità.
Un bambino di sei anni nato nella città di Shenyang, nella provincia di Liaoning, Cina nord-orientale, sarà sottoposto ad intervento chirurgico per asportare parte delle sue dita. Il bimbo, infatti, è venuto al mondo con 31 dita delle mani e dei piedi - 16 ai piedi, e 15 alle mani. I medici cercheranno attraverso una complessa operazione di riportarlo alla normalità: parte delle dita sono anche fuse insieme.
Il ragazzo soffre di una patologia nota come polidattilia, un'anomalia congenita, nella quale le mani o i piedi dei soggetti affetti presentano un eccesso di dita rispetto alla normale conformazione.
Li, questo il nome del piccolo, è figlio di lavoratori migranti e prima dell'operazione era detentore del triste record del mondo per numero di dita. Ma ora che sta per tornare alla normalità è meno triste e passa lo "scettro" a due indiani, Pranamya Menaria e Devendra Harne, che hanno 12 e 13 dita nei piedi.
In pochi mesi, secondo i medici, Li potrà imparare a mangiare con le bacchette. E forse si potrà prendere anche qualche piccola rivincita. Prima dell'operazione aveva detto: "I miei amici mi trattano in modo diverso a scuola. Mi chiamano mostro e mi picchiano". Ora finalmente, sarà un piccolo cinese come tanti altri. La bellezza della normalità.
La mia verginità ad Ahmadinejad
Sogno della scrittrice Silvia Valerio
L'amore è cieco e Cupido non guarda in faccia a nessuno. Sarà per questo o, sicuramente, per una provocazione, che la giovane scrittrice Silvia Valerio sul suo desiderio di incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e di perdere con lui la sua verginità ha scritto un libro. Per la 18enne Ahmadinejad è l'unico vero uomo sulla terra, lontano dai modelli superficiali degli uomini di oggi.
In "C'era una volta un presidente. Ius primae noctis", Valerio spiega Ahmadinejad é "un eretico del nostro tempo. Nega l'olocausto; pensa di usare l'atomica; mette a tacere l'opposizione; minaccia l'America". Tratti da vero macho, anche se poi "non concede alle donne di sentirsi il vento tra i capelli".
Non è né di destra né di sinistra, sottolinea la scrittrice. Che torna al suo pallino: Ahmadinejad."Il presidente mi sembra davvero l'unico che si comporta in modo che va oltre le solite politiche di equilibrio. Per fare una metafora da circo lui, tra gli uomini di Stato, è un lanciatore di coltelli mentre gli altri solo dei clow".
Valerio ne ha anche per il suo sesso: "Fino ad ora la preziosa esistenza delle donne è stata solo oggetto da parte dei detentori del potere di un mero strumento di pubblicità". Ci sono quelle per le quali "l'emancipazione è solo una fatica in più - e ora se ne rendono conto, anche se non sempre hanno l'onestà di ammetterlo".
L'amore è cieco e Cupido non guarda in faccia a nessuno. Sarà per questo o, sicuramente, per una provocazione, che la giovane scrittrice Silvia Valerio sul suo desiderio di incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e di perdere con lui la sua verginità ha scritto un libro. Per la 18enne Ahmadinejad è l'unico vero uomo sulla terra, lontano dai modelli superficiali degli uomini di oggi.
In "C'era una volta un presidente. Ius primae noctis", Valerio spiega Ahmadinejad é "un eretico del nostro tempo. Nega l'olocausto; pensa di usare l'atomica; mette a tacere l'opposizione; minaccia l'America". Tratti da vero macho, anche se poi "non concede alle donne di sentirsi il vento tra i capelli".
Non è né di destra né di sinistra, sottolinea la scrittrice. Che torna al suo pallino: Ahmadinejad."Il presidente mi sembra davvero l'unico che si comporta in modo che va oltre le solite politiche di equilibrio. Per fare una metafora da circo lui, tra gli uomini di Stato, è un lanciatore di coltelli mentre gli altri solo dei clow".
Valerio ne ha anche per il suo sesso: "Fino ad ora la preziosa esistenza delle donne è stata solo oggetto da parte dei detentori del potere di un mero strumento di pubblicità". Ci sono quelle per le quali "l'emancipazione è solo una fatica in più - e ora se ne rendono conto, anche se non sempre hanno l'onestà di ammetterlo".
Gb, gatto morto fa ritorno a casa
Investito da auto era stato seppellito
Si dice che i gatti abbiano sette vite, questa volta il proverbio è diventato almeno in parte letterale. Così Alfie, un ginger tom, ha fatto ritorno dai suoi padroni 9 mesi dopo la propria sepoltura. Il “mistero” può essere semplicemente spiegato ma al gatto questa storia non va proprio giù. Nel frattempo i padroni hanno adottato un altro micio della stessa razza e il redivivo non accetta di buon occhio la novità.
Nove Alfie venne trovato agonizzante, era stato investito da un’automobile e per lui non ci fu più nulla da fare. Così la famiglia Petrillo al completo, addolorata, si riunì per dare degna sepoltura al felino. Nel frattempo la famiglia ha cambiato casa e ha comprato un altro gatto della stessa razza. Qualche giorno fa una telefonata da un ex vicino li ha avvertiti che un gatto simile ad Alfie si aggirava davanti alla loro vecchia abitazione, cercando di entrare dalla finestra della camera da letto come era solito fare, trovandola però chiusa e miagolando in modo quasi disperato. Katy Petrillo si è subito recata sul posto e, racconta, non ha avuto nessun dubbio nel riconoscere il defunto Alfie. Angelo Petrillo, il capo famiglia, si dice più che sicuro di avere seppellito proprio il loro micio e non riesce a spiegarsi come tutto questo sia potuto accadere.
In realtà tra le diverse ipotesi solo una sembra avere senso; il micio sepolto non era Alfie che, nel frattempo, è stato accudito da qualcuno che lo ha trovato e scambiato per randagio, poiché al momento del suo ritorno era perfettamente nutrito e curato. Oppure, ma è possibilità piuttosto remota, al momento della sepoltura il ginger tom era ancora vivo e, anche in questo caso, qualcuno si è preso cura di lui durante gli ultimi nove mesi. Poiché ancora prima di affezionarsi alle persone i gatti si legano ai luoghi, è praticamente impossibile che un altro gatto abbia fatto ritorno alla vecchia casa dei Petrillo, adottando gli stessi comportamenti di Alfie.
La lunga assenza di Alfie ha portato altre novità, ora il micio è stato riaccolto con entusiasmo dalla famiglia Petrillo ma deve condividere il territorio con Freddie, un gatto di 5 anni della sua stessa razza, chiamato a sostituirlo. Tutti felici, insomma, tranne i due gatti che si mantengono a distanza con fare minaccioso. Alfie, per risorgere, ha scelto il periodo migliore dell’anno.
Si dice che i gatti abbiano sette vite, questa volta il proverbio è diventato almeno in parte letterale. Così Alfie, un ginger tom, ha fatto ritorno dai suoi padroni 9 mesi dopo la propria sepoltura. Il “mistero” può essere semplicemente spiegato ma al gatto questa storia non va proprio giù. Nel frattempo i padroni hanno adottato un altro micio della stessa razza e il redivivo non accetta di buon occhio la novità.
Nove Alfie venne trovato agonizzante, era stato investito da un’automobile e per lui non ci fu più nulla da fare. Così la famiglia Petrillo al completo, addolorata, si riunì per dare degna sepoltura al felino. Nel frattempo la famiglia ha cambiato casa e ha comprato un altro gatto della stessa razza. Qualche giorno fa una telefonata da un ex vicino li ha avvertiti che un gatto simile ad Alfie si aggirava davanti alla loro vecchia abitazione, cercando di entrare dalla finestra della camera da letto come era solito fare, trovandola però chiusa e miagolando in modo quasi disperato. Katy Petrillo si è subito recata sul posto e, racconta, non ha avuto nessun dubbio nel riconoscere il defunto Alfie. Angelo Petrillo, il capo famiglia, si dice più che sicuro di avere seppellito proprio il loro micio e non riesce a spiegarsi come tutto questo sia potuto accadere.
In realtà tra le diverse ipotesi solo una sembra avere senso; il micio sepolto non era Alfie che, nel frattempo, è stato accudito da qualcuno che lo ha trovato e scambiato per randagio, poiché al momento del suo ritorno era perfettamente nutrito e curato. Oppure, ma è possibilità piuttosto remota, al momento della sepoltura il ginger tom era ancora vivo e, anche in questo caso, qualcuno si è preso cura di lui durante gli ultimi nove mesi. Poiché ancora prima di affezionarsi alle persone i gatti si legano ai luoghi, è praticamente impossibile che un altro gatto abbia fatto ritorno alla vecchia casa dei Petrillo, adottando gli stessi comportamenti di Alfie.
La lunga assenza di Alfie ha portato altre novità, ora il micio è stato riaccolto con entusiasmo dalla famiglia Petrillo ma deve condividere il territorio con Freddie, un gatto di 5 anni della sua stessa razza, chiamato a sostituirlo. Tutti felici, insomma, tranne i due gatti che si mantengono a distanza con fare minaccioso. Alfie, per risorgere, ha scelto il periodo migliore dell’anno.
Iscriviti a:
Post (Atom)