Un bambino di otto mesi è morto dopo aver succhiato le dita del padre intrise di cocaina. E' successo negli Usa a dicembre, e dopo 6 mesi di processo Dannis Day Driver, 26enne genitore del bimbo, è stato condannato all'ergastolo per omicidio a mezzo di overdose. L'uomo, pizzicato già otto volte per fatti legati alla droga, ha confessato di aver preso la cocaina, ma di non averla data anche al piccolo addormentato sul suo petto.
L'avvocato difensore di Driver ha riferito che il suo cliente si è sempre dichiarato innocente e si è giustificato dicendo che, a sua insaputa, il bambino aveva succhiato le sue dita intrise dalla cocaina appena assunta. I due, secondo la ricostruzione dei fatti, si sono poi addormentati con il bambino che riposava sul petto del genitore. Quando il padre di Dennis junior si è svegliato ha visto il figlio che non respirava più.
Oltre alla pena in carcere, Dennis Driver dovrà anche pagare 10mila dollari di ammenda.
domenica 22 giugno 2008
Docente marchia a fuoco alunno
Episodio shock in una scuola dell'Ohio, dove un insegnante di scienze, immediatamente licenziato, ha marchiato a fuoco un alunno con una croce, predicando in classe contro gli omosessuali. Il docente, John Freshwater, era stato invitato più volte in passato a rimuovere la Bibbia dalla sua cattedra e di smettere di predicare agli alunni contro l'omosessualità. "La Bibbia afferma che l'omosessualità è un peccato", ripeteva ad ogni occasione.
"Essere gay è una scelta e tutti i gay sono peccatori'', ha detto più volte ai suoi alunni di terza media l'invasato insegnante di scienze. Alcune settimane fa Freshwater aveva usato un apparecchio che sviluppa calore, usato nelle lezioni di scienze, per marchiare a fuoco un alunno con una croce. La scuola media di Mount Vernon lo ha sospeso ed avviato una procedura di licenziamento
"Essere gay è una scelta e tutti i gay sono peccatori'', ha detto più volte ai suoi alunni di terza media l'invasato insegnante di scienze. Alcune settimane fa Freshwater aveva usato un apparecchio che sviluppa calore, usato nelle lezioni di scienze, per marchiare a fuoco un alunno con una croce. La scuola media di Mount Vernon lo ha sospeso ed avviato una procedura di licenziamento
venerdì 20 giugno 2008
Il patto tra liceali: «Un figlio per ciascuna»
WASHINGTON – Al liceo di Gloucester nel Massachusetts, che conta 1.200 studenti, quest'anno 17 ragazze, tutte di 15 – 16 anni, sono rimaste incinte, e circa 140 altre si sono sottoposte a un test sulla gravidanza. Un evento senza precedenti per questa città di 30 mila abitanti, in prevalenza bianca e cattolica, all'avanguardia nella istruzione sessuale, che ha insospettito le autorità scolastiche. E a ragione. Le autorità hanno scoperto che le ragazze avevano stretto un patto irresponsabile: fare figli per riceverne l'amore incondizionato e per allevarli insieme, senza sposarsi. Traumatizzato, il preside Joseph Sullivan ha riferito che «le ragazze non incinte sono quelle dimostratesi deluse». E ha aggiunto: «Non ci capacitiamo di questo fenomeno: uno dei padri è un minorenne, un altro è un senza tetto di 24 anni, un altro è un poco di buono».
LE REAZIONI - L'incredibile vicenda ha provocato una profonda spaccatura nel liceo e nella città. Il medico della scuola, il Dottor Brian Orr, e la sua infermiera, Kim Daly, si sono dimessi: «Avevamo capito che cosa stava succedendo, e avevamo chiesto che fossero distribuiti profilattici agli studenti e che intervenissero degli psichiatri» ha protestato il medico. «Ma l'Ospedale Addison Gilbert, da cui noi dipendiamo, ha respinto la nostra richiesta. Questo fenomeno poteva essere contenuto con l'aiuto delle famiglie». Ha aggiunto Sue Todd, una dirigente di "Pathway for children", Sentiero dei bambini, una associazione assistenziale delle ragazze madri: «Ci siamo trovati in difficoltà, di solito le studentesse incinte non sono più di 4 all’anno. Non vorremmo che questa storia si ripetesse».
IL RACCONTO - A gettare luce sull'accaduto è stata una studentessa di 18 anni, Amanda Ireland, che l'anno scorso diede alla luce un maschio, e che tacque il nome del padre. «Al liceo si fa sesso - ha dichiarato alla rivista Time che l’ha intervistata - ma le mie compagne sono state dissennate. Non è facile allevare un bambino da sole, né sentirsi amate quando ogni notte ti sveglia alle tre. Non si finisce più la scuola». La giovane ha attribuito l'evento alla crisi della famiglia in America e in particolare a Gloucester: «Molte di noi si sentono incomprese e trascurate. Ma io so di avere sbagliato, un figlio ha bisogno di un padre e di una casa». Time non ha potuto avvicinare le 17 ragazze incinte né i loro genitori: il sindaco di Gloucester, Carolyn Kirk, ne ha protetto il diritto alla riservatezza. Secondo la signora Kirk, sul patto tra le 17 giovani potrebbe avere influito il film "Juno", che narra appunto della gravidanza di una sedicenne. Il sindaco evidenzia anche che in America le natalità illegittime sono tornate ad aumentare dal 2006, dopo essere calate per 15 anni. Jack Vandras, l’assessore alla sanità, ha promesso che correrà ai ripari: «Abbiamo aperto corsi sull’istruzione sessuale per le famiglie e abbiamo chiesto l'aiuto delle parrocchie. Prenderemo misure per la riapertura dell’anno scolastico». In America la vicenda ha innescato un acceso dibattito sulle responsabilità dei genitori e degli insegnanti nei confronti dei minori.
LE REAZIONI - L'incredibile vicenda ha provocato una profonda spaccatura nel liceo e nella città. Il medico della scuola, il Dottor Brian Orr, e la sua infermiera, Kim Daly, si sono dimessi: «Avevamo capito che cosa stava succedendo, e avevamo chiesto che fossero distribuiti profilattici agli studenti e che intervenissero degli psichiatri» ha protestato il medico. «Ma l'Ospedale Addison Gilbert, da cui noi dipendiamo, ha respinto la nostra richiesta. Questo fenomeno poteva essere contenuto con l'aiuto delle famiglie». Ha aggiunto Sue Todd, una dirigente di "Pathway for children", Sentiero dei bambini, una associazione assistenziale delle ragazze madri: «Ci siamo trovati in difficoltà, di solito le studentesse incinte non sono più di 4 all’anno. Non vorremmo che questa storia si ripetesse».
IL RACCONTO - A gettare luce sull'accaduto è stata una studentessa di 18 anni, Amanda Ireland, che l'anno scorso diede alla luce un maschio, e che tacque il nome del padre. «Al liceo si fa sesso - ha dichiarato alla rivista Time che l’ha intervistata - ma le mie compagne sono state dissennate. Non è facile allevare un bambino da sole, né sentirsi amate quando ogni notte ti sveglia alle tre. Non si finisce più la scuola». La giovane ha attribuito l'evento alla crisi della famiglia in America e in particolare a Gloucester: «Molte di noi si sentono incomprese e trascurate. Ma io so di avere sbagliato, un figlio ha bisogno di un padre e di una casa». Time non ha potuto avvicinare le 17 ragazze incinte né i loro genitori: il sindaco di Gloucester, Carolyn Kirk, ne ha protetto il diritto alla riservatezza. Secondo la signora Kirk, sul patto tra le 17 giovani potrebbe avere influito il film "Juno", che narra appunto della gravidanza di una sedicenne. Il sindaco evidenzia anche che in America le natalità illegittime sono tornate ad aumentare dal 2006, dopo essere calate per 15 anni. Jack Vandras, l’assessore alla sanità, ha promesso che correrà ai ripari: «Abbiamo aperto corsi sull’istruzione sessuale per le famiglie e abbiamo chiesto l'aiuto delle parrocchie. Prenderemo misure per la riapertura dell’anno scolastico». In America la vicenda ha innescato un acceso dibattito sulle responsabilità dei genitori e degli insegnanti nei confronti dei minori.
Imperia: bagnino multato, al suo posto aveva messo una bambola gonfiabile
IMPERIA - Altro che fannullone. Aveva tentato di farla franca con un trucco degno del film «L'aereo più pazzo del mondo». Un bagnino ligure è stato multato di 1.032 euro per essersi allontanato dal posto di guardia: in sua vece aveva lasciato su una sedia in riva al mare una bambola gonfiabile con tanto di maglietta rossa e fischietto in bocca. È accaduto in uno stabilimento balneare di Imperia, dove la capitaneria di Porto è arrivata stamani nel corso di una serie di controlli lungo le spiagge della provincia.
LA SCOPERTA - I militari hanno visitato la postazione di guardia e hanno trovato la bambola seduta su una sedia sotto l'ombrellone. A fianco, su un'altra sedia, il binocolo per gli avvistamenti, in terra la cima da srotolare per l'eventuale operazione di salvataggio. Di lì a poco il vero bagnino è stato rintracciato e multato. Il vicecomandante della Capitaneria di Porto, Danilo Manconi ha spiegato che l'uomo ha violato l'ordinanza balneare perchè si era allontanato dalla postazione e non indossava la maglietta con la scritta «salvataggio» ed è stato così sanzionato con una ammenda pari a 1.032 euro. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni su tutto il litorale della provincia.
LA SCOPERTA - I militari hanno visitato la postazione di guardia e hanno trovato la bambola seduta su una sedia sotto l'ombrellone. A fianco, su un'altra sedia, il binocolo per gli avvistamenti, in terra la cima da srotolare per l'eventuale operazione di salvataggio. Di lì a poco il vero bagnino è stato rintracciato e multato. Il vicecomandante della Capitaneria di Porto, Danilo Manconi ha spiegato che l'uomo ha violato l'ordinanza balneare perchè si era allontanato dalla postazione e non indossava la maglietta con la scritta «salvataggio» ed è stato così sanzionato con una ammenda pari a 1.032 euro. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni su tutto il litorale della provincia.
Un pitone di due metri spunta dal water
DARWIN - Una scena degna di un film horror: un cittadino di Darwin, una città tropicale dell'Australia settentrionale, è andato in bagno e ha visto spuntare un pitone di quasi due metri dal suo water.
Il giornale locale "Northern Territory News" spiega che l'appartamento era al decimo piano di un condominio. Il cacciatore di serpenti Chris Peberdy ha detto al giornale che il pitone, che probabilmente è scappato dalla casa di qualcuno, ha viaggiato attraverso le fognature. «Quando l'ho visto sono rimasto scioccato - ha detto - Non c'è altro modo possibile in cui avrebbe potuto arrivare lì. L'ho dovuto lavare perché era tutto bagnato e un po' maleodorante».
Il giornale locale "Northern Territory News" spiega che l'appartamento era al decimo piano di un condominio. Il cacciatore di serpenti Chris Peberdy ha detto al giornale che il pitone, che probabilmente è scappato dalla casa di qualcuno, ha viaggiato attraverso le fognature. «Quando l'ho visto sono rimasto scioccato - ha detto - Non c'è altro modo possibile in cui avrebbe potuto arrivare lì. L'ho dovuto lavare perché era tutto bagnato e un po' maleodorante».
martedì 17 giugno 2008
Un frate spiega il sesso sul web
Un frate polacco, Ksawery Knotz, insegna come fare sesso grazie a un sito che è già conosciuto in rete come il "kamasutra cattolico". Padre Knotz promette orgasmi paradisiaci con qualche avvertenza: "Nella religione cattolica il sesso è una questione tra marito e moglie e tra una coppia sposata e Dio". Rimane il mistero di come un religioso possa spiegare le gioie della carne, ma i suoi consigli pare funzionino.
"Al contrario di quello che si crede generalmente - spiega Ksawery Knotz - la chiesa cattolica non mette al bando i piaceri della carne". Su szansaspotkania.net si fa riferimento al sesso esplicito anche con disegni e illustrazioni commentati in polacco. Nelle sezione in lingua inglese il materiale a disposizione dei navigatori è però meno ricca di immagini.
Rimane da svelare il mistero di come un religioso, che ha fatto voto di celibato e castità, possa spiegare a una coppia come avere super-orgasmi che "portano dritto in paradiso".
"Al contrario di quello che si crede generalmente - spiega Ksawery Knotz - la chiesa cattolica non mette al bando i piaceri della carne". Su szansaspotkania.net si fa riferimento al sesso esplicito anche con disegni e illustrazioni commentati in polacco. Nelle sezione in lingua inglese il materiale a disposizione dei navigatori è però meno ricca di immagini.
Rimane da svelare il mistero di come un religioso, che ha fatto voto di celibato e castità, possa spiegare a una coppia come avere super-orgasmi che "portano dritto in paradiso".
Gb, no ingresso ad Ascot senza slip
Per le corse di cavalli più antiche d'Inghilterra, famose per lo sfoggio di stravaganti cappellini da parte delle spettatrici, gli organizzatori hanno imposto un rigido protocollo per il vestiario delle invitate. Bandite dalle tribune le signore senza slip sotto gli abiti estivi leggeri, quelle che mostrano l'ombelico nudo, minigonne o bretelline sottili. Chi sgarra sarà allontanata dall'evento e ritirato il pass.
La "fashion police" non farà partecipare al Royal Ascot, in programma fino al 21 giugno, chi non ha l'abito di ordinanza. Chi va oltre le regole del "formal day dress", l'abito formale da giorno richiesto sull'invito, non è bene accetta perchè non appropriata all'evento Royal Ascot. Nessuna limitazione ai cappellini, invece, che continueranno ad attirare l'interesse dei fotografi durante i giorni di gare.
La "fashion police" non farà partecipare al Royal Ascot, in programma fino al 21 giugno, chi non ha l'abito di ordinanza. Chi va oltre le regole del "formal day dress", l'abito formale da giorno richiesto sull'invito, non è bene accetta perchè non appropriata all'evento Royal Ascot. Nessuna limitazione ai cappellini, invece, che continueranno ad attirare l'interesse dei fotografi durante i giorni di gare.
Canada, ritrovati piedi umani
Da alcuni mesi a questa parte, sulle coste della Columbia Britannica vengono trovati piedi umani. L'ultimo, un piede sinistro, è stato visto, in parte sommerso, sulla riva dell'isola di Westham, a sud di Vancouver. Lo riferisce la polizia. Con questo salgono a cinque gli anomali ritrovamenti nella regione. In precedenza erano stati pescati 4 piedi destri con indosso calzini e scarpe. Due di essi erano di misura 45.
La polizia locale sta cercando di capire da dove possano provenire quei resti umani; tutte le ipotesi sono aperte. Potrebbe trattarsi di parti scartate da qualche università o istituto che utilizza cadaveri a scopo di studio o, ed è questa l'ipotesi più agghiacciante, potrebbe trattarsi di "segnali" lasciati da un serial killer che opera nella zona.
Al momento non è stato possibile riuscire ad identificare a chi appartenessero i piedi ritrovati anche se gli investigatori stanno setacciando la lista delle persone scomparse negli ultimi mesi.
La polizia locale sta cercando di capire da dove possano provenire quei resti umani; tutte le ipotesi sono aperte. Potrebbe trattarsi di parti scartate da qualche università o istituto che utilizza cadaveri a scopo di studio o, ed è questa l'ipotesi più agghiacciante, potrebbe trattarsi di "segnali" lasciati da un serial killer che opera nella zona.
Al momento non è stato possibile riuscire ad identificare a chi appartenessero i piedi ritrovati anche se gli investigatori stanno setacciando la lista delle persone scomparse negli ultimi mesi.
giovedì 12 giugno 2008
Marito troppo anziano,no alle nozze
Le autorità egiziane hanno impedito che si svolgesse un matrimonio tra un arabo e una giovane egiziana. Il motivo? La grande differenza di età tra i due mancati sposi. L'uomo ha infatti 75 anni in più rispetto alla giovane. Secondo il ministero della Giustizia, questa forte differenza di età contrasta con la legge che regolamenta i matrimoni tra le egiziane e gli stranieri.
"Questo provvedimento - commenta il delegato del ministero, Ahmad al-Sarjani - impedisce il turismo sessuale in Egitto da parte di anziani stranieri che sposano giovani egiziane". In base alla legge sul matrimonio, la differenza di età tra i due coniugi non deve superare i 25 anni. "Inoltre - sottolinea al-Saraji - lo straniero deve presentare una documentazione fornita dalla sua ambasciata che attesta il suo stato sociale e un certificato di nascita per determinarne l'età".
C'è un modo per aggirare il limite di differenza di età: lo sposo può versare una somma di danaro considerevole su un conto bancario egiziano intestato all'aspirante sposa. Il governo egiziano da anni cerca di evitare il commercio di giovani donne provenienti da famiglie povere a ricchi uomini dei paesi arabi del Golfo. Sono 633 i matrimoni tra egiziane e stranieri, in maggioranza arabi, avvenuti nell'ultimo anno: 173 violavano il limite di età.
"Questo provvedimento - commenta il delegato del ministero, Ahmad al-Sarjani - impedisce il turismo sessuale in Egitto da parte di anziani stranieri che sposano giovani egiziane". In base alla legge sul matrimonio, la differenza di età tra i due coniugi non deve superare i 25 anni. "Inoltre - sottolinea al-Saraji - lo straniero deve presentare una documentazione fornita dalla sua ambasciata che attesta il suo stato sociale e un certificato di nascita per determinarne l'età".
C'è un modo per aggirare il limite di differenza di età: lo sposo può versare una somma di danaro considerevole su un conto bancario egiziano intestato all'aspirante sposa. Il governo egiziano da anni cerca di evitare il commercio di giovani donne provenienti da famiglie povere a ricchi uomini dei paesi arabi del Golfo. Sono 633 i matrimoni tra egiziane e stranieri, in maggioranza arabi, avvenuti nell'ultimo anno: 173 violavano il limite di età.
Su voli Usa tagliate scorte acqua
Per far fronte ai costi sempre più esorbitanti del carburante le compagnie aeree americane ora tagliano le scorte d'acqua a bordo. Meno acqua significa minor peso e quindi minor consumo di carburante. Lo riporta il Wall Street Journal mettendo in rilievo, tuttavia, che ciò comporterà disagi per i passeggeri. A partire dalle toilette. Ma la compagnia Northwest la pensa diversamente: molti aerei dopo tratte internazionali tornano con serbatoi d'acqua mezzi pieni.
La Northwest prevede quindi di diminuire del 25% la quantità di acqua da imbarcare a bordo per dei voli internazionali. L'acqua pesa 1,36 chili per ogni gallone (il gallone corrisponde a 3,8 litri), mentre un gallone di carburante corrisponde a 3,64 chili. "Per ogni 11,30 chili tagliati, il risparmio è di 440.000 dollari l'anno", spiega Tim McGraw direttore dei programmi ambientali di Northwest.
La misura si è resa necessaria per il continuo aumento dei costi del carburante: secondo la Air Transport Association, se otto anni fa bastava il 15% del prezzo dei biglietti per pagare il carburante, oggi occorre il 40%. E se il prezzo del petrolio non arresterà la propria corsa, quest'anno le compagnie aeree spenderanno 61,2 miliardi di dollari in carburante per i loro jet, ovvero più di cinque volte quel che avrebbero speso nel 2002.
"La nostra flotta possiede oltre 500 aerei", ha detto Beth Harbin, portavoce di un'altra compagnia, la Southwest. "Se è possibile risparmiare sul volo di un singolo aeromobile e moltiplicare questo risparmio, anche piccolo, per 500 ecco che il risultato comincia a vedersi" conclude
La Northwest prevede quindi di diminuire del 25% la quantità di acqua da imbarcare a bordo per dei voli internazionali. L'acqua pesa 1,36 chili per ogni gallone (il gallone corrisponde a 3,8 litri), mentre un gallone di carburante corrisponde a 3,64 chili. "Per ogni 11,30 chili tagliati, il risparmio è di 440.000 dollari l'anno", spiega Tim McGraw direttore dei programmi ambientali di Northwest.
La misura si è resa necessaria per il continuo aumento dei costi del carburante: secondo la Air Transport Association, se otto anni fa bastava il 15% del prezzo dei biglietti per pagare il carburante, oggi occorre il 40%. E se il prezzo del petrolio non arresterà la propria corsa, quest'anno le compagnie aeree spenderanno 61,2 miliardi di dollari in carburante per i loro jet, ovvero più di cinque volte quel che avrebbero speso nel 2002.
"La nostra flotta possiede oltre 500 aerei", ha detto Beth Harbin, portavoce di un'altra compagnia, la Southwest. "Se è possibile risparmiare sul volo di un singolo aeromobile e moltiplicare questo risparmio, anche piccolo, per 500 ecco che il risultato comincia a vedersi" conclude
mercoledì 11 giugno 2008
India, famiglia sepolta viva
Orrore in India. Un'intera famiglia è stata lapidata e poi sepolta viva perché sospettata di stregoneria. Lo riferisce la polizia. Il capofamiglia è stato convocato nella casa del capo villaggio di Koilajuli Milanpur, nell'Assam. I vicini lo hanno accusato di aver fatto morire un abitante del villaggio gravemente malato. Quindi hanno trascinato l'uomo, la moglie, il figlio e la nuora nella giungla dove si è consumata la terribile morte.
In centinaia si sono scagliati contro i presunti stregoni, accusandoli di aver pronunciato formule di magia nera. L'uomo aveva fatto sorgere i sospetti visitando l'ammalato per pronunciare delle formule religiose, come spiega la polizia. Poi gli abitanti del villaggio hanno colpito Majhi, la moglie, il figlio e la nuora con pietre e mattoni, li hanno trascinati nella vicina giungla e li hanno sepolti vivi.
Anche se le forze dell'ordine stanno indagando sull'accaduto, finora nessuno è stato arrestato. Oltre 500 persone sono state uccise nello Stato indiano negli ultimi cinque anni perché i vicini pensavano che praticassero la stregoneria.
La superstizione e la magia nera sono molto comuni nella parte nord orientale del Paese. Lo scorso aprile, nello stato del Jarkhand, un gruppo di persone uccise una donna ritenuta una strega e si decise poi di esporne la testa in un museo, come monito per gli abitanti dei villaggi.
La polizia negli ultimi tempi sta cercando di condurre campagne di sensibilizzazione per cercare di sradicare il fenomeno nelle zone tribali.
In centinaia si sono scagliati contro i presunti stregoni, accusandoli di aver pronunciato formule di magia nera. L'uomo aveva fatto sorgere i sospetti visitando l'ammalato per pronunciare delle formule religiose, come spiega la polizia. Poi gli abitanti del villaggio hanno colpito Majhi, la moglie, il figlio e la nuora con pietre e mattoni, li hanno trascinati nella vicina giungla e li hanno sepolti vivi.
Anche se le forze dell'ordine stanno indagando sull'accaduto, finora nessuno è stato arrestato. Oltre 500 persone sono state uccise nello Stato indiano negli ultimi cinque anni perché i vicini pensavano che praticassero la stregoneria.
La superstizione e la magia nera sono molto comuni nella parte nord orientale del Paese. Lo scorso aprile, nello stato del Jarkhand, un gruppo di persone uccise una donna ritenuta una strega e si decise poi di esporne la testa in un museo, come monito per gli abitanti dei villaggi.
La polizia negli ultimi tempi sta cercando di condurre campagne di sensibilizzazione per cercare di sradicare il fenomeno nelle zone tribali.
Il principe Carlo salda i debiti di famiglia Con un po' di ritardo: risalivano al 1651
LONDRA - Meglio tardi che mai. Specie se «tardi» significa risparmiare sugli interessi, che in questo caso sarebbero stati colossali. Il principe Carlo ha infatti saldato un debito contratto dalla casa reale britannica nel lontano 1651 con la Compagnia dei confezionatori di Worcester. Re Carlo II aveva ordinato uniformi militari nel corso della guerra contro le forze repubblicane di Cromwell. «Pagherò», aveva detto il sovrano. E come si fa a dubitare della parola di un re? E soprattutto chi si assume l'incarico di andare a ricordargli «quel debituccio» che aveva contratto, specie in un periodo in cui era facile perdere la testa (in senso letterale)?
INTERESSI - Fatto sta che i sarti di Worcester non hanno protestato, ma nemmeno hanno dimenticato. E quando è capitata l'occasione buona hanno ricordato alla casa reale che era venuto il momento di saldare i debiti. Facendo anche il bel gesto di non chiedere gli interessi, che sarebbero ammontati a 47.500 sterline. Martedì il principe Carlo si è recato a Worcester con un assegno in mano pari a circa 566 euro e il caso è stato chiuso. Sul libro mastro della Compagnia dei confezionatori è stata finalmente scritta la parola «saldato» e il direttore ha dato al principe la ricevuta.
INTERESSI - Fatto sta che i sarti di Worcester non hanno protestato, ma nemmeno hanno dimenticato. E quando è capitata l'occasione buona hanno ricordato alla casa reale che era venuto il momento di saldare i debiti. Facendo anche il bel gesto di non chiedere gli interessi, che sarebbero ammontati a 47.500 sterline. Martedì il principe Carlo si è recato a Worcester con un assegno in mano pari a circa 566 euro e il caso è stato chiuso. Sul libro mastro della Compagnia dei confezionatori è stata finalmente scritta la parola «saldato» e il direttore ha dato al principe la ricevuta.
martedì 10 giugno 2008
Stavano per prelevargli gli organi ma si sveglia: il suo cuore era fermo da un'ora
PARIGI - I chirurghi dell'equipe trapianti erano già pronti a espiantargli gli organi, quando si sono accorti che dava segni di vita. Una vicenda - rivelata dal quotidiano Le Monde - che ha dell'incredibile. Protagonista della vicenda un 45enne francese, colpito da infarto del miocardio in una strada di Parigi all'inizio del 2008. I medici dell'ambulanza avevano tentato di rianimarlo sul posto, senza successo, decidendo poi di trasportarlo al vicino ospedale di Pitiè-Salpetriere, nella capitale, attrezzato per praticare una dilatazione delle coronarie.
REAZIONE AGLI STIMOLI DOLOROSI - Durante il tragitto, nonostante i continui tentativi, il cuore non aveva ripreso a battere, e una volta in ospedale le analisi avevano sancito l'impraticabilità della dilatazione coronarica. Sembrava dunque che non ci fosse più niente da fare. L'uomo era diventato quindi, un'ora e mezza dopo l'arresto cardiaco, un potenziale donatore d'organi: un donatore «a cuore fermo», non cerebralmente morto ma non più rianimabile. Un verdetto smentito appena in tempo: quando l'equipe di chirurghi abilitata al prelievo degli organi stava per procedere, infatti, il paziente ha cominciato a respirare spontaneamente, e a dare segni di reazione agli stimoli dolorosi.
«ORA PARLA E CAMMINA» - «A conti fatti, esistevano dei segni di vita (o sintomi), enunciato equivalente all'assenza di segni clinici di morte» spiega il rapporto dei medici alla commissione etica dell'Assistenza pubblica ospedaliera di Parigi, incaricata di valutare la vicenda. «Dopo numerose settimane - prosegue - costellate da complicazioni gravi, il paziente cammina e parla». Non si sa, però, se sia stato informato del rischio corso. Medici e tecnici rianimatori interpellati dalla commissione hanno spiegato che i casi in cui «un paziente che tutti davano per deceduto sopravvive dopo manovre di rianimazione prolungate ben al di là dell'abituale, o di quanto considerato ragionevole» sono «eccezionali, ma capitano nel corso di una carriera». Cosa che, concludono, mostra «quante domande rimangano nel campo della rianimazione, delle modalità di intervento e dei criteri che permettono di stabilire un fallimento».
DONATORI «A CUORE FERMO» - Il prelievo di organi da donatori a «cuore fermo» in Francia è stato introdotto all'inizio del 2007, con un programma sperimentale ispirato ai risultati ottenuti con questo metodo in altri Paesi, tra cui Spagna, Usa e Gran Bretagna. Finora ha permesso di eseguire una sessantina di trapianti prima impossibili, a fronte di 231 morti tra i pazienti in attesa di organi compatibili nel 2007.
REAZIONE AGLI STIMOLI DOLOROSI - Durante il tragitto, nonostante i continui tentativi, il cuore non aveva ripreso a battere, e una volta in ospedale le analisi avevano sancito l'impraticabilità della dilatazione coronarica. Sembrava dunque che non ci fosse più niente da fare. L'uomo era diventato quindi, un'ora e mezza dopo l'arresto cardiaco, un potenziale donatore d'organi: un donatore «a cuore fermo», non cerebralmente morto ma non più rianimabile. Un verdetto smentito appena in tempo: quando l'equipe di chirurghi abilitata al prelievo degli organi stava per procedere, infatti, il paziente ha cominciato a respirare spontaneamente, e a dare segni di reazione agli stimoli dolorosi.
«ORA PARLA E CAMMINA» - «A conti fatti, esistevano dei segni di vita (o sintomi), enunciato equivalente all'assenza di segni clinici di morte» spiega il rapporto dei medici alla commissione etica dell'Assistenza pubblica ospedaliera di Parigi, incaricata di valutare la vicenda. «Dopo numerose settimane - prosegue - costellate da complicazioni gravi, il paziente cammina e parla». Non si sa, però, se sia stato informato del rischio corso. Medici e tecnici rianimatori interpellati dalla commissione hanno spiegato che i casi in cui «un paziente che tutti davano per deceduto sopravvive dopo manovre di rianimazione prolungate ben al di là dell'abituale, o di quanto considerato ragionevole» sono «eccezionali, ma capitano nel corso di una carriera». Cosa che, concludono, mostra «quante domande rimangano nel campo della rianimazione, delle modalità di intervento e dei criteri che permettono di stabilire un fallimento».
DONATORI «A CUORE FERMO» - Il prelievo di organi da donatori a «cuore fermo» in Francia è stato introdotto all'inizio del 2007, con un programma sperimentale ispirato ai risultati ottenuti con questo metodo in altri Paesi, tra cui Spagna, Usa e Gran Bretagna. Finora ha permesso di eseguire una sessantina di trapianti prima impossibili, a fronte di 231 morti tra i pazienti in attesa di organi compatibili nel 2007.
Processo sospeso per sudoku
Il giudice del tribunale di Sydney, in Australia, ha annullato un processo per sudoku. Il togato si è accorto che alcuni giurati, invece di ascoltare con attenzione le prove a carico di due imputati per traffico di droga, stavano dedicandosi al famoso passatempo aritmetico. Dopo 66 giorni di procedimento si è scoperto che cinque membri si erano dedicati al gioco per almeno metà della durata del processo.
A destare i sospetti del giudice, Peter Zahra, sono stati gli stessi giurati: alcuni di loro non stavano scrivendo orizzontalmente, ma in verticale. Da una successiva verifica è emerso che stavano compilando le caselle del sudoku. Il processo era in corso da oltre 2 mesi per un costo totale, per i contribuenti australiani, di un milione di dollari. Il nuovo procedimento, con nuovi menbri della giuria, dovrebbe aprirsi nelle prossime settimane.
A destare i sospetti del giudice, Peter Zahra, sono stati gli stessi giurati: alcuni di loro non stavano scrivendo orizzontalmente, ma in verticale. Da una successiva verifica è emerso che stavano compilando le caselle del sudoku. Il processo era in corso da oltre 2 mesi per un costo totale, per i contribuenti australiani, di un milione di dollari. Il nuovo procedimento, con nuovi menbri della giuria, dovrebbe aprirsi nelle prossime settimane.
lunedì 9 giugno 2008
Gb: Finley, il bimbo nato tre volte
Jodie, la mamma del piccolo Finley, è portatrice di una malattia genetica. Prendeva la pillola anticoncezionale, ma è comunque rimasta incinta e ha provato ad abortire. Il piccolo, dotato di una tenacia inaspettata, è sopravvissuto. Nato sei mesi fa in un ospedale del Nottinghamshire gode di ottima salute e la sua storia ha commosso la Gran Bretagna.
Finley crescerà insieme a un fratellino di un anno più vecchio di lui e gravemente menomato. La loro mamma è portatrice di una malattia genetica che le è costata la perdita del primo figlio a soli venti minuti dal parto, come spiega Il Giornale. Valutato anche l'handicap del secondogenito, Jodie aveva deciso di non aver più figli, ma Finley è stato più forte della pillola e del tentativo di aborto eseguito dai medici dell'ospedale. Gli stessi che 19 settimane dopo lo hanno aiutato a nascere.
Finley crescerà insieme a un fratellino di un anno più vecchio di lui e gravemente menomato. La loro mamma è portatrice di una malattia genetica che le è costata la perdita del primo figlio a soli venti minuti dal parto, come spiega Il Giornale. Valutato anche l'handicap del secondogenito, Jodie aveva deciso di non aver più figli, ma Finley è stato più forte della pillola e del tentativo di aborto eseguito dai medici dell'ospedale. Gli stessi che 19 settimane dopo lo hanno aiutato a nascere.
Preservativi spediti in Antartide
Anche al freddo dell'Antartide il sesso sicuro non conosce ostacoli. E' quanto emerge da una delle ultime spedizioni verso a una base di ricerca americana prima dell'inizio del buio invernale: una fornitura per un anno di preservativi. Un manager della stazione McMurdo ha detto che sono stati consegnati quasi 16.500 pezzi. I preservativi saranno dati gratuitamente al personale per evitare l'imbarazzo di doverli comprare.
Durante il lungo inverno il personale della base è ridotto all'osso, ma nonostante ciò non si nega i piaceri della carne. "Siccome tutti conoscono tutti, diventa un po' imbarazzante, ha dichiarato il capo base Bill Henriksen a un quotidiano neozelandese.
Circa 125 tra scienziati e personale risiedono nella stazione di McMurdo, la più grande comunità presente in Antartide, durante i mesi invernali quando il buio è costante.
La prima alba avrà luogo il 20 agosto e gli abitanti della McMurdo cominceranno ad aumentare di nuovo a settembre quando riprenderanno i voli di rifornimento, raggiungendo il picco di oltre mille presenze durante il periodo estivo.
Durante il lungo inverno il personale della base è ridotto all'osso, ma nonostante ciò non si nega i piaceri della carne. "Siccome tutti conoscono tutti, diventa un po' imbarazzante, ha dichiarato il capo base Bill Henriksen a un quotidiano neozelandese.
Circa 125 tra scienziati e personale risiedono nella stazione di McMurdo, la più grande comunità presente in Antartide, durante i mesi invernali quando il buio è costante.
La prima alba avrà luogo il 20 agosto e gli abitanti della McMurdo cominceranno ad aumentare di nuovo a settembre quando riprenderanno i voli di rifornimento, raggiungendo il picco di oltre mille presenze durante il periodo estivo.
domenica 8 giugno 2008
Imperia, ruba carrozzina a disabile
Uno studente di 14 anni ha rubato la carrozzina a motore di una disabile e l'ha usata per alcuni chilometri. Il giovane è stato denunciato dai carabinieri per ricettazione. E' successo a Diano Marina (Imperia). Secondo quanto ricostruito dai militari, il giovane avrebbe rubato la carrozzella di una disabile 91enne che l'aveva lasciata fuori dal negozio della figlia e, dopo essersi seduto, si è diretto verso San Bartolomeo al mare.
E' stata proprio la figlia dell'anziana ad accorgersi del furto e a denunciare l'accaduto al 112. I carabinieri hanno individuato il ragazzo mentre si divertiva, a bordo della carrozzella, con alcuni coetanei a San Bartolomeo al mare. L'adolescente è stato portato in caserma e riaffidato ai genitori.
E' stata proprio la figlia dell'anziana ad accorgersi del furto e a denunciare l'accaduto al 112. I carabinieri hanno individuato il ragazzo mentre si divertiva, a bordo della carrozzella, con alcuni coetanei a San Bartolomeo al mare. L'adolescente è stato portato in caserma e riaffidato ai genitori.
Matrimonio civile per paraplegico dopo il no della curia Viterbo
VITERBO - Si sono sposati con rito civile in un'ospedale romano un giovane paraplegico e la fidanzata cui il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, come sostengono i familiari, ha negato il matrimonio religioso per «impotenza copulativa»: un'incapacità a procreare causata da gravi lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto circa due mesi fa. Il matrimonio è stato celebrato questa mattina dal deputato e consigliere comunale Ds di Viterbo Ugo Sposetti, delegato dal sindaco della città Giulio Marini. Accanto agli sposi c'era anche il parroco della chiesa in cui i due si sarebbero dovuti sposare con il rito religioso. Il caso è stato segnalato dal quotidiano «Il Messaggero». Dopo le nozze celebrate all'interno del «Cto» di Roma è stata organizzata una festa nuziale cui sono stati invitati anche degenti, medici e infermieri che assistono lo sposo.
LA CURIA: «È STATA DECISIONE CONDIVISA» - «I termini della questione non sono quelli raccontati: a chi di dovere sono state offerte tutte le motivazioni di una realtà che non dipende nè da discrezionalità nè dall'intenzionalità dei soggetti»: lo si afferma in una nota diffusa oggi dalla curia di Viterbo in merito alla vicenda della giovane coppia alla quale il vescovo ha negato il matrimonio con rito religioso in quanto lo sposo di 26 anni non potrebbe avere rapporti sessuali per i postumi di un incidente stradale che lo ha reso paraplegico. «Tutto è stato fatto nella condivisione sincera della situazione e con ogni attenzione umana e cristiana - si afferma ancora nella nota della curia - Il precetto d'amore di Cristo è per noi, sempre, norma di vita, nell'ordinario e nello straordinario». In pratica la curia non smentisce il diniego ma lo definisce «condiviso» e, soprattutto, imposto dal diritto canonico, quindi «non soggetto a discrezionalità» o «intenzionalità». Il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, afferma che non avrebbe potuto comportarsi in modo diverso da quanto ha fatto. «L'amarezza per il modo inadeguato e pretestuoso in cui è stata presentata la vicenda - conclude la nota della Curia - non fa che aumentare la solidarietà affettuosa per chi è in sofferenza e ricordare che "la verità vi farà liberi"».
LA CURIA: «È STATA DECISIONE CONDIVISA» - «I termini della questione non sono quelli raccontati: a chi di dovere sono state offerte tutte le motivazioni di una realtà che non dipende nè da discrezionalità nè dall'intenzionalità dei soggetti»: lo si afferma in una nota diffusa oggi dalla curia di Viterbo in merito alla vicenda della giovane coppia alla quale il vescovo ha negato il matrimonio con rito religioso in quanto lo sposo di 26 anni non potrebbe avere rapporti sessuali per i postumi di un incidente stradale che lo ha reso paraplegico. «Tutto è stato fatto nella condivisione sincera della situazione e con ogni attenzione umana e cristiana - si afferma ancora nella nota della curia - Il precetto d'amore di Cristo è per noi, sempre, norma di vita, nell'ordinario e nello straordinario». In pratica la curia non smentisce il diniego ma lo definisce «condiviso» e, soprattutto, imposto dal diritto canonico, quindi «non soggetto a discrezionalità» o «intenzionalità». Il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, afferma che non avrebbe potuto comportarsi in modo diverso da quanto ha fatto. «L'amarezza per il modo inadeguato e pretestuoso in cui è stata presentata la vicenda - conclude la nota della Curia - non fa che aumentare la solidarietà affettuosa per chi è in sofferenza e ricordare che "la verità vi farà liberi"».
La protesta di due suore di clausura: incatenate a un lampione di San Pietro
ROMA - Due monache di clausura, cacciate alcuni anni fa dal monastero di Santa Maria del Carmine di Camerino (Macerata), si sono incatenate domenica mattina per circa due ore alla base di un lampione in Piazza Pio XII, lo slargo antistante la basilica di S.Pietro. Le due religiose, suor Albina Locantore, 73 anni, di Pisticci (Matera), e suor Teresa Izzi, 79 anni, di Fondi (Latina), appartenenti all'ordine delle Carmelitane di antica osservanza, hanno mosrato durante la protesta cartelli su cui è scritto: «Santità, non siamo né prostitute, né violente, né ladre, né malate di mente». E su un altro: «Santità, ci hanno cacciate e denunciate, vergogna!». Le due suore sostengono di aver lasciato il monastero per due mesi per motivi di salute e non essere state riammesse al loro rientro in convento. Dopo la protesta davanti al portone della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, ancora in piazza Pio XII, una portavoce delle le due monache di clausura, quasi ottantenni, ha detto di aver ricevuto, tramite le forze dell'ordine, la proposta di essere ricevute da qualche rappresentante della Congregazione, offerta respinta - ha spiegato - per l'assenza del legale rappresentante delle due suore, l'avvocato Luca Brazigar di Modena.
L'OMBRA DI UN UOMO - Dietro la vicenda delle due suore ci sono un'ispezione eccelesiale e un'inchiesta della procura. Suor Albina Locantore, 73 anni, lucana, era la priora del convento, prima di esserne allontanata dopo che un'ispezione ecclesiale del 2005 aveva scoperto varie irregolarità, compresa la presenza di un uomo, un ex appartenente alle forze dell'ordine, ospitato come custode nella struttura. Alcune religiose avevano sostenuto che la presenza dell'uomo era indispensabile, visto che il convento ospitava suore molto anziane. Dall'ispezione, però, erano emersi anche ammanchi di denaro, sui quali era stata aperta un'inchiesta della magistratura. Quest'ultima, nel 2007, ha chiesto il rinvio a giudizio dell'uomo per truffa e circonvenzione di incapace.
L'OMBRA DI UN UOMO - Dietro la vicenda delle due suore ci sono un'ispezione eccelesiale e un'inchiesta della procura. Suor Albina Locantore, 73 anni, lucana, era la priora del convento, prima di esserne allontanata dopo che un'ispezione ecclesiale del 2005 aveva scoperto varie irregolarità, compresa la presenza di un uomo, un ex appartenente alle forze dell'ordine, ospitato come custode nella struttura. Alcune religiose avevano sostenuto che la presenza dell'uomo era indispensabile, visto che il convento ospitava suore molto anziane. Dall'ispezione, però, erano emersi anche ammanchi di denaro, sui quali era stata aperta un'inchiesta della magistratura. Quest'ultima, nel 2007, ha chiesto il rinvio a giudizio dell'uomo per truffa e circonvenzione di incapace.
venerdì 6 giugno 2008
Voleva omelette, si ritrova con emù
Una donna del Sussex ha acquistato tre uova di emù per farne una gustosa omelette, ma alla fine è riuscita a ricavare da una di esse un animale domestico. Gillian Stone, una volta arrivata a casa, aveva deciso di mettere le uova in un'incubatrice nella sua cucina. Due non erano feconde, ma dopo 52 giorni il guscio del terzo è stato rotto da un piccolo pennuto, che la donna ha chiamato Osborne, che ora ha 9 giorni e sta benissimo.
Inizialmente la signora Stone lo aveva dovuto imboccare, ma ora Osborne è in salute e forse presto avrà una compagna. Tra qualche tempo raggiungerà i due metri di altezza, e la padrona ha già deciso di portarlo a vivere nella sua piccola tenuta di campagna.
Gli amici della signora non sembrano stupiti dell'inconsueto animale domestico: "Ne tira sempre fuori una nuova, ha avuto galline, ha avuto un agnello, di tutto. Una volta c'era persino una papera nella doccia", ha commentato Jenny Cosham.
La signora Stone ha dichiarato semplicemente: "Osborne era destinato a diventare un'omelette, invece ora è un emù".
Inizialmente la signora Stone lo aveva dovuto imboccare, ma ora Osborne è in salute e forse presto avrà una compagna. Tra qualche tempo raggiungerà i due metri di altezza, e la padrona ha già deciso di portarlo a vivere nella sua piccola tenuta di campagna.
Gli amici della signora non sembrano stupiti dell'inconsueto animale domestico: "Ne tira sempre fuori una nuova, ha avuto galline, ha avuto un agnello, di tutto. Una volta c'era persino una papera nella doccia", ha commentato Jenny Cosham.
La signora Stone ha dichiarato semplicemente: "Osborne era destinato a diventare un'omelette, invece ora è un emù".
Divieto di sosta: multato 366 volte
Il nemico numero uno della polizia stradale di Osaka è stato finalmente consegnato alla giustizia. Hitoshi Dogo, 26 anni, ha collezionato in meno di un anno 366 multe per divieto di sosta, ma non le ha mai pagate. Le contravvenzioni ammontano a 35.000 euro. Il giovane è stato identificato sul luogo del suo ultimo parcheggio selvaggio da una telecamera a circuito chiuso, che ha permesso di risalire alle sue generalità.
Il video è stato fondamentale per rintracciarlo perché il giovane si serviva di un'automobile intestata a un nome, rivelatosi poi una falsa identità. Con questo espediente - cioè il fatto che il suo nome non compaia tra i documenti della vettura - l'automobilista indisciplinato ritiene di essere al riparo dalla giustizia e continua a professarsi innocente. Ma ora dovrà pagare per aver parcheggiato abusivamente in varie zone di Osaka per centinaia di volte da luglio 2007 ad aprile 2008.
In Giappone pochi contravvengono alla rigidissima regolamentazione sui parcheggi. Persino per acquistare un'automobile è necessario dimostrare di possedere un box privato.
Il video è stato fondamentale per rintracciarlo perché il giovane si serviva di un'automobile intestata a un nome, rivelatosi poi una falsa identità. Con questo espediente - cioè il fatto che il suo nome non compaia tra i documenti della vettura - l'automobilista indisciplinato ritiene di essere al riparo dalla giustizia e continua a professarsi innocente. Ma ora dovrà pagare per aver parcheggiato abusivamente in varie zone di Osaka per centinaia di volte da luglio 2007 ad aprile 2008.
In Giappone pochi contravvengono alla rigidissima regolamentazione sui parcheggi. Persino per acquistare un'automobile è necessario dimostrare di possedere un box privato.
Vince 500 mila euro con i soldi della fidanzata. «Cara, non ti amo più»
TORINO - Il giorno prima aveva vinto 500 mila euro al "gratta e vinci" grazie ai soldi che gli aveva prestato la fidanzata. Il giorno dopo, improvvisamente, ha scoperto di non amarla più e ha tentato di dileguarsi. Ma lei non si è data per vinta e alla fine ha ottenuto metà della vincita. Una storia (quasi) a lieto fine avvenuta a Rivalta, in provincia di Torino.
LA VINCITA - Tutto è iniziato quando l'uomo, 42 anni, davanti ad una tabaccheria si è fatto dare del denaro dalla fidanzata 31enne, con cui stava insieme da qualche mese, ed è entrato nel negozio per comprare un "gratta e vinci". All'uscita, insieme, hanno scoperto l'incredibile vincita. La loro vita sembrava ad una svolta ma, dopo una notte di sogni, l'uomo è uscito di casa e ha chiamato la donna. «I miei sentimenti sono cambiati, non me la sento di continuare» ha detto lui prima di diventare irreperibile. Ma lei non si è data per vinta. Lo sconforto si è trasformato in rabbia e lo ha denunciato. Grazie allo zio, che ha avuto la procura dalla donna, alla fine l'uomo ha consegnato un assegno da 250 mila euro. Quando in banca arriveranno i soldi, faranno a metà. Forse, dice qualcuno che li conosce, torneranno anche insieme.
LA VINCITA - Tutto è iniziato quando l'uomo, 42 anni, davanti ad una tabaccheria si è fatto dare del denaro dalla fidanzata 31enne, con cui stava insieme da qualche mese, ed è entrato nel negozio per comprare un "gratta e vinci". All'uscita, insieme, hanno scoperto l'incredibile vincita. La loro vita sembrava ad una svolta ma, dopo una notte di sogni, l'uomo è uscito di casa e ha chiamato la donna. «I miei sentimenti sono cambiati, non me la sento di continuare» ha detto lui prima di diventare irreperibile. Ma lei non si è data per vinta. Lo sconforto si è trasformato in rabbia e lo ha denunciato. Grazie allo zio, che ha avuto la procura dalla donna, alla fine l'uomo ha consegnato un assegno da 250 mila euro. Quando in banca arriveranno i soldi, faranno a metà. Forse, dice qualcuno che li conosce, torneranno anche insieme.
giovedì 5 giugno 2008
Austria,200 lettere amore a Fritzl
Josef Fritzl, il mostro incestuoso che ha scosso l'Austria per la sua storia di padre-nonno e carnefice dei figli, è diventato un personaggio. Al punto che, nella cella del carcere di Sankt Poelten dove è rinchiuso ha ricevuto 200 lettere di donne disposte ad offrirgli il proprio amore. Lo riporta il sito del quotidiano britannico "The Sun". Le signore scrivono al 73enne che non è stato capito e che lo ritengono "buono di cuore".
Nel farsi avanti queste "fan" accettano anche la spiegazione data dall'uomo di aver tenuto segregata la figlia Elisabeth in uno scantinato per 24 anni per impedirle di smarrirsi e per tenerla al sicuro dai pericoli della droga e dell'alcolismo.
Le mittenti delle lettere, pronte ad aprire il proprio cuore a quella che il "Sun" definisce una "bestia depravata", credono anche che l'uomo, che ha avuto sette figli-nipoti da rapporti incestuosi con la figlia Elisabeth, volesse insegnarle ad apprezzare "le gioie della maternità".
Fritzl ha ricevuto tuttavia anche una montagna di lettere di insulti. Venerdì è attesa l'udienza di convalida del fermo nella quale è praticamente certo che sarà rispedito in cella in attesa del processo.
Nel farsi avanti queste "fan" accettano anche la spiegazione data dall'uomo di aver tenuto segregata la figlia Elisabeth in uno scantinato per 24 anni per impedirle di smarrirsi e per tenerla al sicuro dai pericoli della droga e dell'alcolismo.
Le mittenti delle lettere, pronte ad aprire il proprio cuore a quella che il "Sun" definisce una "bestia depravata", credono anche che l'uomo, che ha avuto sette figli-nipoti da rapporti incestuosi con la figlia Elisabeth, volesse insegnarle ad apprezzare "le gioie della maternità".
Fritzl ha ricevuto tuttavia anche una montagna di lettere di insulti. Venerdì è attesa l'udienza di convalida del fermo nella quale è praticamente certo che sarà rispedito in cella in attesa del processo.
Gb, ecco la regina delle siliconate
Ora anche le "siliconate" hanno una star da record. Dopo aver subito diverse operazioni, Maxi Mounds, nome d'arte ispirato proprio dal suo generosissimo décolleté, è infatti la donna con il più grande seno "rifatto" al mondo. Inserita nell'edizione 2008 del libro dei Guiness dei primati, Mr. Mounds vanta curve mozzafiato. Ogni sua protesi pesa circa nove chili e la circonferenza del suo busto supera gli 80 cm.
"Ho contattato i responsabili del Guinness dei primati e ho chiesto loro se esisteva una categoria per le protesi - ha spiegato la supermaggiorata - Non c'era, e così ho deciso di essere la prima detentrice del record". Ex lap dancer, prima di diventare "Maxi Mounds", la regina delle siliconate si è sottoposta a diversi interventi di chirurgia estetica al seno. Inizialmente aveva aumentato il suo décolleté di qualche taglia, poi aveva cambiato più volte protesi, utilizzando anche tecniche ora vietate e particolarmente invasive.
Per arrivare all'attuale taglia, la 36MMM, Miss Mounds ci ha impiegato diversi anni, ma non ha alcun rimorso per la sua singolare storia al silicone. Al momento è single, ma non passa certo inosservata. "E' molto difficile trovare la persona giusta per una donna come me - ha spiegato - Quando esco le reazioni della gente sono molto strane e serve un uomo speciale in queste occasioni".
"Ho contattato i responsabili del Guinness dei primati e ho chiesto loro se esisteva una categoria per le protesi - ha spiegato la supermaggiorata - Non c'era, e così ho deciso di essere la prima detentrice del record". Ex lap dancer, prima di diventare "Maxi Mounds", la regina delle siliconate si è sottoposta a diversi interventi di chirurgia estetica al seno. Inizialmente aveva aumentato il suo décolleté di qualche taglia, poi aveva cambiato più volte protesi, utilizzando anche tecniche ora vietate e particolarmente invasive.
Per arrivare all'attuale taglia, la 36MMM, Miss Mounds ci ha impiegato diversi anni, ma non ha alcun rimorso per la sua singolare storia al silicone. Al momento è single, ma non passa certo inosservata. "E' molto difficile trovare la persona giusta per una donna come me - ha spiegato - Quando esco le reazioni della gente sono molto strane e serve un uomo speciale in queste occasioni".
mercoledì 4 giugno 2008
Un «D'Oh» da 400.000 dollari
LOS ANGELES - Non è una rockstar, una stella di Hollywood e nemmeno il vincitore di qualche reality: Dan Castellaneta è la voce di Homer Simpson. Il suo caratteristico timbro da oltre vent'anni contrassegna il personaggio nella versione originale. Quello dela famiglia «gialla» più irriverente d'America, oltre ad essere lo show più longevo della storia della tv, è anche tra i più costosi. Una pioggia di soldi arriverà infatti nelle tasche dei doppiatori.
400 MILA DOLLARI - Lo sciopero dei doppiatori aveva bloccato la produzione della ventesima stagione del cartone animato. Dopo un braccio di ferro tra il cast e la 20th Century Fox TV è stato raggiunto in questi giorni un accordo per i prossimi quattro anni: ogni membro che presta la voce ai Simpson avrà un ingaggio di 400.000 dollari a puntata. Come scrive Variety i doppiatori avevano chiesto ai produttori mezzo milione di dollari (circa 310.000 euro), ovvero un aumento di 200.000 dollari, si sono invece accordati su 256.000 euro. I nuovi accordi hanno riguardato Dan Castellaneta (la voce di Homer), Julie Kavner (Marge), Nancy Cartwright (l'attrice che fa parlare Bart), Hank Azaria (la voce di Moe), Harrey Shearer (il signor Burns) e Yeardley Smith (Lisa). La 20esima stagione, tuttavia, verrà accorciata da 22 a 20 puntate.
DISPUTE - Non è la prima volta che Bart e Homer hanno rischiato di restare muti. Già nel 2004 gli attori americani che doppiano i personaggi entrarono in sciopero per una disputa salariale sul rinnovo dei loro contratti triennali; nel 1998 ci fu poi una protesta dello staff del programma, quando gli attori guadagnavano "appena" 30.000 dollari a puntata.
400 MILA DOLLARI - Lo sciopero dei doppiatori aveva bloccato la produzione della ventesima stagione del cartone animato. Dopo un braccio di ferro tra il cast e la 20th Century Fox TV è stato raggiunto in questi giorni un accordo per i prossimi quattro anni: ogni membro che presta la voce ai Simpson avrà un ingaggio di 400.000 dollari a puntata. Come scrive Variety i doppiatori avevano chiesto ai produttori mezzo milione di dollari (circa 310.000 euro), ovvero un aumento di 200.000 dollari, si sono invece accordati su 256.000 euro. I nuovi accordi hanno riguardato Dan Castellaneta (la voce di Homer), Julie Kavner (Marge), Nancy Cartwright (l'attrice che fa parlare Bart), Hank Azaria (la voce di Moe), Harrey Shearer (il signor Burns) e Yeardley Smith (Lisa). La 20esima stagione, tuttavia, verrà accorciata da 22 a 20 puntate.
DISPUTE - Non è la prima volta che Bart e Homer hanno rischiato di restare muti. Già nel 2004 gli attori americani che doppiano i personaggi entrarono in sciopero per una disputa salariale sul rinnovo dei loro contratti triennali; nel 1998 ci fu poi una protesta dello staff del programma, quando gli attori guadagnavano "appena" 30.000 dollari a puntata.
Diventò donna: ora risposa l'ex moglie
LONDRA - È una favola d’amore dei tempi moderni e, come ogni fiaba che si rispetti, conserva il classico lieto fine. Protagonista di questa storia è l'ottantunenne Jan Morris, un tempo James Humphrey Morris, oggi una delle più celebri scrittrici inglesi. A distanza di 60 anni l’ex giornalista ha deciso di risposare Elizabeth Tuckniss, la donna che portò all'altare quando era ancora un uomo.
CINQUE FIGLI - La notizia della loro nuova unione è stata data ai microfoni della Bbc durante la trasmissione radiofonica “Bookclub” dalla stessa Morris che stava presentando il suo ultimo libro di viaggi intitolato “Venice”. Nel 1949, quando era solo un promettente giornalista James Morris sposò Elizabeth e da lei nel corso degli anni ebbe 5 figli. Tuttavia nel 1972 dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico per cambiare sesso in Marocco, James decise di divorziare dalla moglie e divenne per tutti la scrittrice Jan Morris. Adesso grazie alla legge britannica che permette le unioni civili tra persone dello stesso sesso Jan ha ufficialmente rigiurato eterno amore all’ex moglie e promette di rimanere assieme a lei fino alla morte
SEMPRE ASSIEME - In realtà i due coniugi, nonostante il divorzio, hanno continuato a vivere assieme nella loro casa di Llanystumdwy, nel Nord del Galles. Secondo quanto ha dichiarato la Morris, la cerimonia di unione civile tra i due ex sposi è stata celebrata lo scorso mese al comune di Pwllheli. Una coppia di amici avrebbe partecipato alla funzione in veste di testimoni e dopo la cerimonia si sarebbero trasferiti nella loro casa per gustare una tazza di tè. La scrittrice ha raccontato a Bbc radio: «Non l'ho ancora detto a nessuno. Ho vissuto con la stessa persona per 58 anni. Noi ci siamo sposati quando io ero giovane e lei al tempo prese il nome della mia famiglia. Poi ci fu la storia del cambiamento di sesso e fummo costretti a divorziare. Ma abbiamo vissuto sempre insieme. Così ho deciso di riunirmi a lei perché volevo chiudere le cose in bellezza».
VITA PASSATA - Nella sua precedente vita da uomo la Morris ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale ed è stato un famoso redattore del quotidiano inglese The Times. Proprio per il giornale londinese seguì nel lontano 1953 la spedizione degli scalatori britannici che per primi riuscirono a raggiungere la vetta del Monte Everest. Nell’ultimo trentennio Morris è stato autore di numerosi libri di viaggio, di importanti opere storiche sull’impero inglese, ma la vera fama internazionale l’ha ottenuta nel 1974 quando presentò alle stampe il libro «Conundrum» (pubblicato in Italia col titolo di “Enigma”), un'autobiografia nella quale raccontava la sua vita e la consapevolezza di essere intrappolata in un corpo sbagliato. Anche per l’ex moglie e nuova compagna Elizabeth in questi anni il rapporto con la scrittrice non è cambiato: «Siamo tornate assieme ufficialmente - ha commentato la donna all’Evening Standard -. Dopo che Jan decise il cambiamento sessuale noi divorziammo. Ma ciò non ebbe alcun significato per me. Abbiamo avuto sempre la nostra famiglia. Continuiamo ad andare avanti assieme». A chi gli chiedeva del loro futuro le due compagne hanno ammesso di voler essere seppellite assieme e che sarebbero felici se sulla loro tomba fosse scritto in inglese e in gallese: «Qui riposano due amiche alla fine della loro comune vita».
CINQUE FIGLI - La notizia della loro nuova unione è stata data ai microfoni della Bbc durante la trasmissione radiofonica “Bookclub” dalla stessa Morris che stava presentando il suo ultimo libro di viaggi intitolato “Venice”. Nel 1949, quando era solo un promettente giornalista James Morris sposò Elizabeth e da lei nel corso degli anni ebbe 5 figli. Tuttavia nel 1972 dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico per cambiare sesso in Marocco, James decise di divorziare dalla moglie e divenne per tutti la scrittrice Jan Morris. Adesso grazie alla legge britannica che permette le unioni civili tra persone dello stesso sesso Jan ha ufficialmente rigiurato eterno amore all’ex moglie e promette di rimanere assieme a lei fino alla morte
SEMPRE ASSIEME - In realtà i due coniugi, nonostante il divorzio, hanno continuato a vivere assieme nella loro casa di Llanystumdwy, nel Nord del Galles. Secondo quanto ha dichiarato la Morris, la cerimonia di unione civile tra i due ex sposi è stata celebrata lo scorso mese al comune di Pwllheli. Una coppia di amici avrebbe partecipato alla funzione in veste di testimoni e dopo la cerimonia si sarebbero trasferiti nella loro casa per gustare una tazza di tè. La scrittrice ha raccontato a Bbc radio: «Non l'ho ancora detto a nessuno. Ho vissuto con la stessa persona per 58 anni. Noi ci siamo sposati quando io ero giovane e lei al tempo prese il nome della mia famiglia. Poi ci fu la storia del cambiamento di sesso e fummo costretti a divorziare. Ma abbiamo vissuto sempre insieme. Così ho deciso di riunirmi a lei perché volevo chiudere le cose in bellezza».
VITA PASSATA - Nella sua precedente vita da uomo la Morris ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale ed è stato un famoso redattore del quotidiano inglese The Times. Proprio per il giornale londinese seguì nel lontano 1953 la spedizione degli scalatori britannici che per primi riuscirono a raggiungere la vetta del Monte Everest. Nell’ultimo trentennio Morris è stato autore di numerosi libri di viaggio, di importanti opere storiche sull’impero inglese, ma la vera fama internazionale l’ha ottenuta nel 1974 quando presentò alle stampe il libro «Conundrum» (pubblicato in Italia col titolo di “Enigma”), un'autobiografia nella quale raccontava la sua vita e la consapevolezza di essere intrappolata in un corpo sbagliato. Anche per l’ex moglie e nuova compagna Elizabeth in questi anni il rapporto con la scrittrice non è cambiato: «Siamo tornate assieme ufficialmente - ha commentato la donna all’Evening Standard -. Dopo che Jan decise il cambiamento sessuale noi divorziammo. Ma ciò non ebbe alcun significato per me. Abbiamo avuto sempre la nostra famiglia. Continuiamo ad andare avanti assieme». A chi gli chiedeva del loro futuro le due compagne hanno ammesso di voler essere seppellite assieme e che sarebbero felici se sulla loro tomba fosse scritto in inglese e in gallese: «Qui riposano due amiche alla fine della loro comune vita».
California, laurea in marijuana
La produzione e la commercializzazione della cannabis diventa materia di studio negli Usa, dove un'università privata di San Francisco ha istituito un corso di specializzazione, al termine del quale gli studenti son pronti per operare "sul campo". All'Università di Oakland, si impara a coltivare, raccogliere e preparare la marijuana, con l'obiettivo di incoraggiare i laureati ad aprire centri che dispensano cannabis a scopo terapeutico.
L'università, che ricalca la struttura di una scuola analoga ad Amsterdam, ha aperto i battenti a novembre e ha recentemente avviato corsi distaccati anche a Los Angeles: in un corso intensivo, che si tiene nel weekend, gli studenti imparano tutto quel che serve, dalle politiche federali sulla detenzione di marijuana, agli aspetti legali, alla coltura della pianta, alle qualità curative della cannabis.
Inoltre gli viene proposto un gioco di ruolo in cui gli universitari imparano ad agire nel caso in cui fossero fermati dalla polizia nelle loro operazioni di coltura della cannabis. Al termine del corso gli studiosi sostengono un test in cui si accertano le competenze e l'attestato servirà loro per ottenere un lavoro nel campo della distribuzione della marijuana nelle strutture ospedaliere o altrove. Al momento sono 12 gli stati che hanno consentito l'uso medico della marijuana.
"I nostri laureati usano i loro attestati per far lobby in modo diverso sul governo", che sia in California, a Washington Dc o altrove, dice Danielle Schumacher, uno dei responsabili della "Oaksterdam University", come è stata soprannominata da chi la frequenta.
L'università, che ricalca la struttura di una scuola analoga ad Amsterdam, ha aperto i battenti a novembre e ha recentemente avviato corsi distaccati anche a Los Angeles: in un corso intensivo, che si tiene nel weekend, gli studenti imparano tutto quel che serve, dalle politiche federali sulla detenzione di marijuana, agli aspetti legali, alla coltura della pianta, alle qualità curative della cannabis.
Inoltre gli viene proposto un gioco di ruolo in cui gli universitari imparano ad agire nel caso in cui fossero fermati dalla polizia nelle loro operazioni di coltura della cannabis. Al termine del corso gli studiosi sostengono un test in cui si accertano le competenze e l'attestato servirà loro per ottenere un lavoro nel campo della distribuzione della marijuana nelle strutture ospedaliere o altrove. Al momento sono 12 gli stati che hanno consentito l'uso medico della marijuana.
"I nostri laureati usano i loro attestati per far lobby in modo diverso sul governo", che sia in California, a Washington Dc o altrove, dice Danielle Schumacher, uno dei responsabili della "Oaksterdam University", come è stata soprannominata da chi la frequenta.
martedì 3 giugno 2008
N. Zelanda: nonni sprint contromano
Due chilometri contromano sull'autostrada più trafficata della Nuova Zelanda. L'impresa è di una coppia di anziani, 100 anni il guidatore e 99 la moglie seduta accanto a lui, che se la sono cavata con tanto spavento e qualche graffio. La polizia ha ricostruito la dinamica dell'errore: i due hanno imboccato l'arteria ad alto scorrimento arrivando da una strada secondaria nei pressi della capitale Wellington.
L'anziana coppia di neozelandesi è riuscita miracolosamente a schivare le auto che sopraggiungevano durante il loro tragitto contromano. Tutte tranne una: quella che con una collisione ha fermato la corsa dei due distratti vecchietti.
L'anziana coppia di neozelandesi è riuscita miracolosamente a schivare le auto che sopraggiungevano durante il loro tragitto contromano. Tutte tranne una: quella che con una collisione ha fermato la corsa dei due distratti vecchietti.
Sesso nel confessionale, il vescovo dispone una messa riparatrice
MILANO — I carabinieri del Comando di Compagnia di Cesena pensavano ad uno scherzo quando, domenica mattina poco dopo le 7, hanno ricevuto una telefonata proveniente dal vicino Duomo della città romagnola: «Sto seguendo la funzione mattutina e da uno dei confessionali della cattedrale provengono gemiti e rumori sospetti», diceva una voce alquanto agitata.
Non era uno scherzo. All'interno del confessionale i militari hanno infatti sorpreso E.B., 32 anni di professione educatrice, e G.S., 31 anni operaio, entrambi incensurati. I due erano impegnati in un appassionato rapporto orale. Nonostante l'intervento dei carabinieri, la messa è stata interrotta solo per pochi istanti e poi portata a termine come se nulla fosse successo. E chi sedeva nelle prime file non si è accorto di nulla. Nei confronti della coppia, immediatamente condotta in caserma, sono scattate tre denunce: atti osceni in luogo pubblico, turbamento di funzione religiosa e atti contrari alla pubblica decenza. «Siamo atei e per noi fare sesso in chiesa è come farlo in qualsiasi altro posto», si sono giustificati E.B. e G.S. con i carabinieri.
Al Corriere di Romagna la donna, cultrice di moda e musica dark, ha anche dichiarato che «prima di domenica, nella mia vita ero entrata in chiesa solo un'altra volta». La gente chiacchiera e la vicenda è diventata l'argomento di questi giorni nei bar di Cesena dove è immediatamente partita la caccia per individuare i due protagonisti. Che, per ora, hanno deciso di rimanere chiusi nelle rispettive abitazioni senza aggiungere altro sul perché di quei pruriti sessuali sfogati in confessionale e di primo mattino. Monsignor Antonio Lanfranchi, vescovo della città, si dice «molto amareggiato» per quanto accaduto ed è immediatamente corso ai ripari. Venerdì prossimo, alle 21, verrà celebrata una messa per riparare all'offesa ricevuta. «Siamo rimasti spiazzati, non era mai successo prima. Così abbiamo consultato un esperto di diritto canonico e tra i canoni c'è la possibilità di indire una funzione riparatrice se l'offesa è particolarmente grave», dicono dalla diocesi cesenate. Il vescovo invita «tutti i fedeli ad intervenire per pregare e riparare all'affronto subito. Si tratta di un atto che offende la nostra comunità cristiana e che denota totale mancanza di rispetto verso le persone». Nessun giudizio da parte di monsignor Lanfranchi nei confronti della coppia: «Non giudichiamo le persone, ma quello che hanno compiuto». Se ne parlerà venerdì durante la messa riparatrice.
Non era uno scherzo. All'interno del confessionale i militari hanno infatti sorpreso E.B., 32 anni di professione educatrice, e G.S., 31 anni operaio, entrambi incensurati. I due erano impegnati in un appassionato rapporto orale. Nonostante l'intervento dei carabinieri, la messa è stata interrotta solo per pochi istanti e poi portata a termine come se nulla fosse successo. E chi sedeva nelle prime file non si è accorto di nulla. Nei confronti della coppia, immediatamente condotta in caserma, sono scattate tre denunce: atti osceni in luogo pubblico, turbamento di funzione religiosa e atti contrari alla pubblica decenza. «Siamo atei e per noi fare sesso in chiesa è come farlo in qualsiasi altro posto», si sono giustificati E.B. e G.S. con i carabinieri.
Al Corriere di Romagna la donna, cultrice di moda e musica dark, ha anche dichiarato che «prima di domenica, nella mia vita ero entrata in chiesa solo un'altra volta». La gente chiacchiera e la vicenda è diventata l'argomento di questi giorni nei bar di Cesena dove è immediatamente partita la caccia per individuare i due protagonisti. Che, per ora, hanno deciso di rimanere chiusi nelle rispettive abitazioni senza aggiungere altro sul perché di quei pruriti sessuali sfogati in confessionale e di primo mattino. Monsignor Antonio Lanfranchi, vescovo della città, si dice «molto amareggiato» per quanto accaduto ed è immediatamente corso ai ripari. Venerdì prossimo, alle 21, verrà celebrata una messa per riparare all'offesa ricevuta. «Siamo rimasti spiazzati, non era mai successo prima. Così abbiamo consultato un esperto di diritto canonico e tra i canoni c'è la possibilità di indire una funzione riparatrice se l'offesa è particolarmente grave», dicono dalla diocesi cesenate. Il vescovo invita «tutti i fedeli ad intervenire per pregare e riparare all'affronto subito. Si tratta di un atto che offende la nostra comunità cristiana e che denota totale mancanza di rispetto verso le persone». Nessun giudizio da parte di monsignor Lanfranchi nei confronti della coppia: «Non giudichiamo le persone, ma quello che hanno compiuto». Se ne parlerà venerdì durante la messa riparatrice.
Usa: l'inventore delle Pringles sepolto nel barattolo da lui inventato
SPRINGFIELD (USA) - Le popolari patatine "Pringles" sono conosciute in tutto il mondo soprattutto per il loro caratteristico metodo di impacchettamento in contenitori cilindrici. La geniale invenzione risale al 1966 ed è stata ideata da un certo Fredric J. Baur. Naturalmente il ricercatore di Cincinnati negli Stati Uniti ne andava particolarmente fiero. Tanto che il suo desiderio più forte era proprio quello di essere unito per sempre, una volta morto, con l'invenzione.
LE CENERI NEL CILINDRO DELLE PRINGLES - La sua ultima volontà è stata ora rispettata dai figli: le sue ceneri sono state tumulate in una confezione delle celebri chips. La curiosa notizia è stata riportata dal Cincinnati Enquirer. Fredric Baur è morto recentemente all'età di 89 anni. In vita non ha goduto di grande popolarità. Solamente ora è balzato alla ribalta delle cronache per la particolare sepoltura. Le sue ceneri, contenute in un comune barattolo «Pringles», sono state infatti interrate pochi giorni fa al cimitero Arlington Memorial Gardens di Springfield Township nell'Ohio. Il chimico e tecnico d'imballaggio aveva brevettato il contenitore delle «Pringles» nel 1970. Ha lavorato per la Procter & Gamble fino al 1980, prima andare in pensione. Una parte delle sue ceneri è stata tumulata in una seconda urna, custodita da una delle sue nipoti.
LE CENERI NEL CILINDRO DELLE PRINGLES - La sua ultima volontà è stata ora rispettata dai figli: le sue ceneri sono state tumulate in una confezione delle celebri chips. La curiosa notizia è stata riportata dal Cincinnati Enquirer. Fredric Baur è morto recentemente all'età di 89 anni. In vita non ha goduto di grande popolarità. Solamente ora è balzato alla ribalta delle cronache per la particolare sepoltura. Le sue ceneri, contenute in un comune barattolo «Pringles», sono state infatti interrate pochi giorni fa al cimitero Arlington Memorial Gardens di Springfield Township nell'Ohio. Il chimico e tecnico d'imballaggio aveva brevettato il contenitore delle «Pringles» nel 1970. Ha lavorato per la Procter & Gamble fino al 1980, prima andare in pensione. Una parte delle sue ceneri è stata tumulata in una seconda urna, custodita da una delle sue nipoti.
Non sa il Corano, il maestro lo uccide
ISLAMABAD (Pakistan) - Un bambino cieco di 7 anni, Mohammad Atif, è morto lunedì in una madrassa pachistana. La sua colpa: non aver imparato a memoria alcuni versetti del Corano.
Il papà, un bracciante nel paese di Vehari, zona di campi di cotone nella provincia orientale pachistana del Punjab, lo aveva iscritto 8 mesi fa in una madrassa, una scuola religiosa. Ma il maestro, Maulvi Ziauddin, ha scoperto che Mohammed non aveva memorizzato alcuni passi del Corano. Mercoledì scorso, per punirlo lo ha appeso a testa in giù al ventilatore del soffitto. Una volta liberato, Mohammad piangeva e allora il maestro lo ha picchiato con un bastone per farlo tacere. Il giorno dopo, il bambino è stato trovato morto nella stanza di Ziauddin, che si era dileguato.
Gli altri studenti e la famiglia hanno raccontato la storia alla stampa. Il cugino della vittima, Mohammad Amir, ha detto che, dopo essere stato slegato, il bambino «era isterico e gridava. Il maestro lo ha picchiato col suo bastone e Atif si è zittito. Poi lo ha fatto distendere in un'altra stanza e ha messo un lucchetto alla porta. Giovedì sera, mi ha dato la chiave del lucchetto e se n'è andato. Quando ho aperto la porta, ho trovato Atif morto». La causa: violenze fisiche e soffocamento secondo l'autopsia. Il bambino, cieco dalla nascita, era già stato picchiato dal maestro con un bastone di ferro. Ma i genitori lo avevano curato e poi rimandato a scuola, nella speranza che diventasse un mullah un giorno.
Ziauddin, catturato giovedì sera dalla polizia, ha confessato di aver picchiato il bambino e di averlo legato e tenuto appeso per mezz'ora. Aveva punito altri ragazzi in passato, ha aggiunto. A suo dire, Mohammad era troppo fragile. Il premier Yusuf Raza Gilani ha ordinato un'inchiesta e il maestro sarà processato per omicidio. Ma agli occhi di alcuni pachistani, attenti osservatori della società, la morte del bambino non è una sorpresa. «Le punizioni fisiche sono sistematiche nelle scuole religiose», dice al telefono da Karachi Abdul Waheed Khan, fondatore della «Bright Educational Society», istituto che si occupa di formazione degli insegnanti, che ha convinto 350 madrasse a insegnare anche materie come scienze e inglese oltre al Corano. «È un problema presente anche nelle scuole statali, ma in misura assai minore», aggiunge. Nel 1990, Khan ha lavorato in una madrassa per un anno per capire come funzionano. «Che vita è questa per i bambini? — disse dopo l'esperienza — Non potevano giocare. Ho visto abusi sessuali e stupri. Apprendevano da insegnanti senza alcuna preparazione».
Secondo stime ufficiali le madrasse in Pakistan sono 13.000 e contano 2 milioni di studenti. Accusate d'essere il punto di contatto tra la popolazione e i gruppi islamici estremisti, sono però anche una risposta alla carenza di scuole pubbliche, soprattutto nelle campagne. Gratuite, offrono alloggio ai bambini poveri. Nel 2002 il governo lanciò un programma per modernizzarle, includere altre materie oltre alla religione, stabilire standard educativi. Ma è stato sospeso. «Ci sono stati due o tre casi di violenze nelle madrasse negli ultimi mesi, in uno dei quali si trattava di abusi sessuali», dice Munizeh Zuberi, giornalista di Dawn, quotidiano pachistano in inglese. «Le madrasse non sono regolate in alcun modo dallo Stato — aggiunge —. Gli insegnanti, a parte il Corano, non hanno alcuna preparazione. Pensano che le punizioni fisiche siano normali perché anche loro sono stati educati così». Khan però afferma che gli abusi sui bambini in Pakistan sono un problema sociale diffuso anche al di fuori delle madrasse. Un rapporto dell'associazione «Lawyers for Human Rights and Legal Aid» osserva che sono stati denunciati 1.595 casi di violenze su minori nel 2007 e punta il dito contro le autorità, che non fanno applicare le leggi, e la mancanza di una cultura sui diritti dei bambini. «Quei casi sono solo la punta dell'iceberg — ha osservato il direttore Zia Awan —. L'80% non vengono denunciati».
Il papà, un bracciante nel paese di Vehari, zona di campi di cotone nella provincia orientale pachistana del Punjab, lo aveva iscritto 8 mesi fa in una madrassa, una scuola religiosa. Ma il maestro, Maulvi Ziauddin, ha scoperto che Mohammed non aveva memorizzato alcuni passi del Corano. Mercoledì scorso, per punirlo lo ha appeso a testa in giù al ventilatore del soffitto. Una volta liberato, Mohammad piangeva e allora il maestro lo ha picchiato con un bastone per farlo tacere. Il giorno dopo, il bambino è stato trovato morto nella stanza di Ziauddin, che si era dileguato.
Gli altri studenti e la famiglia hanno raccontato la storia alla stampa. Il cugino della vittima, Mohammad Amir, ha detto che, dopo essere stato slegato, il bambino «era isterico e gridava. Il maestro lo ha picchiato col suo bastone e Atif si è zittito. Poi lo ha fatto distendere in un'altra stanza e ha messo un lucchetto alla porta. Giovedì sera, mi ha dato la chiave del lucchetto e se n'è andato. Quando ho aperto la porta, ho trovato Atif morto». La causa: violenze fisiche e soffocamento secondo l'autopsia. Il bambino, cieco dalla nascita, era già stato picchiato dal maestro con un bastone di ferro. Ma i genitori lo avevano curato e poi rimandato a scuola, nella speranza che diventasse un mullah un giorno.
Ziauddin, catturato giovedì sera dalla polizia, ha confessato di aver picchiato il bambino e di averlo legato e tenuto appeso per mezz'ora. Aveva punito altri ragazzi in passato, ha aggiunto. A suo dire, Mohammad era troppo fragile. Il premier Yusuf Raza Gilani ha ordinato un'inchiesta e il maestro sarà processato per omicidio. Ma agli occhi di alcuni pachistani, attenti osservatori della società, la morte del bambino non è una sorpresa. «Le punizioni fisiche sono sistematiche nelle scuole religiose», dice al telefono da Karachi Abdul Waheed Khan, fondatore della «Bright Educational Society», istituto che si occupa di formazione degli insegnanti, che ha convinto 350 madrasse a insegnare anche materie come scienze e inglese oltre al Corano. «È un problema presente anche nelle scuole statali, ma in misura assai minore», aggiunge. Nel 1990, Khan ha lavorato in una madrassa per un anno per capire come funzionano. «Che vita è questa per i bambini? — disse dopo l'esperienza — Non potevano giocare. Ho visto abusi sessuali e stupri. Apprendevano da insegnanti senza alcuna preparazione».
Secondo stime ufficiali le madrasse in Pakistan sono 13.000 e contano 2 milioni di studenti. Accusate d'essere il punto di contatto tra la popolazione e i gruppi islamici estremisti, sono però anche una risposta alla carenza di scuole pubbliche, soprattutto nelle campagne. Gratuite, offrono alloggio ai bambini poveri. Nel 2002 il governo lanciò un programma per modernizzarle, includere altre materie oltre alla religione, stabilire standard educativi. Ma è stato sospeso. «Ci sono stati due o tre casi di violenze nelle madrasse negli ultimi mesi, in uno dei quali si trattava di abusi sessuali», dice Munizeh Zuberi, giornalista di Dawn, quotidiano pachistano in inglese. «Le madrasse non sono regolate in alcun modo dallo Stato — aggiunge —. Gli insegnanti, a parte il Corano, non hanno alcuna preparazione. Pensano che le punizioni fisiche siano normali perché anche loro sono stati educati così». Khan però afferma che gli abusi sui bambini in Pakistan sono un problema sociale diffuso anche al di fuori delle madrasse. Un rapporto dell'associazione «Lawyers for Human Rights and Legal Aid» osserva che sono stati denunciati 1.595 casi di violenze su minori nel 2007 e punta il dito contro le autorità, che non fanno applicare le leggi, e la mancanza di una cultura sui diritti dei bambini. «Quei casi sono solo la punta dell'iceberg — ha osservato il direttore Zia Awan —. L'80% non vengono denunciati».
domenica 1 giugno 2008
Arriva in ospedale a Caorle con una vipera attaccata al braccio
VENEZIA - E' arrivato al in ospedale con una vipera ancora attaccata al braccio che aveva morsicato poco prima. Un veneziano di 67 anni, in vacanza a Caorle (Venezia), ha fatto ricorso alle cure del pronto soccorso della località balneare dopo essere stato morso dal serpente. L'uomo si è recato dai medici con il rettile ancora attaccato al braccio ed ha raccontato di essere stato morso mentre apriva la bicicletta.
PIU' FACILE INDIVIDUARE IL SIERO GIUSTO - La possibilità di constatare direttamente il tipo di rettile autore del morso ha permesso di trovare subito il siero adatto e l'uomo è stato trattenuto solo in osservazione dopo essere stato trasportato all'ospedale di Porto Gruaro.
PIU' FACILE INDIVIDUARE IL SIERO GIUSTO - La possibilità di constatare direttamente il tipo di rettile autore del morso ha permesso di trovare subito il siero adatto e l'uomo è stato trattenuto solo in osservazione dopo essere stato trasportato all'ospedale di Porto Gruaro.
«Il telefono, mio marito e ho ricordato dov’era Maria»
MERATE (Lecco) — La piccola Maria Campana non è morta solo per una circostanza sfortunata, ma per almeno tre che si sono tragicamente intrecciate: prima la mamma l’ha dimenticata nell’abitacolo dell’auto anziché portarla alla baby sitter; poi il telefono della donna «silenzioso » per l’intera mattinata così che sono rimaste senza risposta le chiamate di avvertimento della bambinaia e del marito; e infine alcuni studenti del liceo scientifico «Agnesi» hanno notato la bimba sul seggiolino dell’auto ma hanno pensato che dormisse e non hanno lanciato l’allarme. «Ho dimenticato la mia piccola, è un rimorso che mi porterò per tutta la vita, sono distrutta » ha confidato ieri mattina Simona Verzelletti, 39 anni, a don Paolo Bizzarri, il parroco che è andato a farle visita.
«Ho dimenticato la mia bimba in macchina» ripete l’insegnante di scienze a tutti, quasi avesse il timore di non essere creduta. E invece più passano le ore e più la versione della tragica dimenticanza acquista solidità. «Non ci sono contraddizioni nel suo racconto» confermano i carabinieri di Merate che hanno interrogato la donna, indagata per omicidio colposo. «Sul corpo di Maria non ci sono segni di violenza né di soffocamento» afferma Giovanni Buonocore, primo medico dell’ospedale di Merate ad aver soccorso la bimba e che per un’ora e un quarto, a partire dalle 13.30, ha tentato di rianimarla. «Quando una bimba di due anni — aggiunge il dottore — rimane così a lungo esposta a calore elevato e all’umidità, le cellule smettono di funzionare: il cervello non manda più impulsi, il cuore non si contrae più».
La morte, insomma, potrebbe essere giunta per un colpo di calore. Isabella Rossi, insegnante al liceo «Agnesi» stava invece chiacchierando in sala professori con Simona: «Mi stava raccontando della piccola Maria; di quanto fosse felice della sua nascita e di quanto la piccola stesse crescendo bene. Venerdì mattina ha fatto due ore di lezione in laboratorio poi è andata in sala professori a lavorare al computer. A un certo punto la bidella l’ha chiamata: c’è suo marito al telefono. Poi Simona è corsa via». «Quando ho sentito la voce di mio marito al telefono mi sono resa conto di quel che avevo fatto —dirà più tardi Simona ai carabinieri — e sono corsa via lasciando a scuola tutte le mie cose». La piccola Maria era ormai immobile, dopo cinque ore trascorse chiusa nell’auto. Venerdì a Merate il tempo era molto instabile e quasi tropicale: bastava un’occhiata di sole per far salire la temperatura all’interno di una vettura sopra i trenta gradi; in più l’umidità era altissima. Simona Verzelletti non si è diretta subito in ospedale ma è passata prima da casa, a Robbiate dove c’era il marito.
«Ho dimenticato la mia bimba in macchina» ripete l’insegnante di scienze a tutti, quasi avesse il timore di non essere creduta. E invece più passano le ore e più la versione della tragica dimenticanza acquista solidità. «Non ci sono contraddizioni nel suo racconto» confermano i carabinieri di Merate che hanno interrogato la donna, indagata per omicidio colposo. «Sul corpo di Maria non ci sono segni di violenza né di soffocamento» afferma Giovanni Buonocore, primo medico dell’ospedale di Merate ad aver soccorso la bimba e che per un’ora e un quarto, a partire dalle 13.30, ha tentato di rianimarla. «Quando una bimba di due anni — aggiunge il dottore — rimane così a lungo esposta a calore elevato e all’umidità, le cellule smettono di funzionare: il cervello non manda più impulsi, il cuore non si contrae più».
La morte, insomma, potrebbe essere giunta per un colpo di calore. Isabella Rossi, insegnante al liceo «Agnesi» stava invece chiacchierando in sala professori con Simona: «Mi stava raccontando della piccola Maria; di quanto fosse felice della sua nascita e di quanto la piccola stesse crescendo bene. Venerdì mattina ha fatto due ore di lezione in laboratorio poi è andata in sala professori a lavorare al computer. A un certo punto la bidella l’ha chiamata: c’è suo marito al telefono. Poi Simona è corsa via». «Quando ho sentito la voce di mio marito al telefono mi sono resa conto di quel che avevo fatto —dirà più tardi Simona ai carabinieri — e sono corsa via lasciando a scuola tutte le mie cose». La piccola Maria era ormai immobile, dopo cinque ore trascorse chiusa nell’auto. Venerdì a Merate il tempo era molto instabile e quasi tropicale: bastava un’occhiata di sole per far salire la temperatura all’interno di una vettura sopra i trenta gradi; in più l’umidità era altissima. Simona Verzelletti non si è diretta subito in ospedale ma è passata prima da casa, a Robbiate dove c’era il marito.
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